Osservatorio Meteorologico e Geodinamico di Messina: dal 1876, 150 anni di misurazioni scientifiche a servizio del territorio
Meteorological and Geodynamic Observatory of Messina: since 1876, 150 years of scientific measurements serving the local community

Figura 1: Faro-lanterna San Raineri in una foto storica
Figure 1: The San Raineri Lighthouse in a historical photograph
Le osservazioni dell’Osservatorio della Regia Marina continuarono ad essere telegrafate all’Ufficio Centrale meteorologico del Ministero della Marina di Firenze fino al 1° agosto 1880 , quando tutte le competenze meteorologiche a livello nazionale passarono al nuovo Regio Ufficio Centrale di Meteorologia di Roma istituito presso il Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio, la cui sede fu posta presso il Palazzo del Collegio Romano, già sede dell’Osservatorio dello Stato Pontificio, mentre le attività di assistenza marittima dell’Ufficio di Firenze transitarono all'Ufficio Centrale Idrografico di Livorno, poi Istituto Idrografico della Marina di Genova. Nel 1896 , il Comune di Messina riconobbe la necessità di un nuovo complesso edilizio, più adatto alle osservazioni geofisiche e sismiche, e ne iniziò la costruzione sulla collina dell'Andria a Messina (coord.
38°12'02.3"N 15°33'11.2"E).
L'Osservatorio di Messina avrebbe dovuto rappresentare un'importante istituzione scientifica dell'epoca, situata in una città che era un importante centro culturale e scientifico prima del devastante terremoto del 1908 .
La storia dell'Osservatorio Meteorologico e Geodinamico di Messina ha inizio intorno al 1876 , quando il Prof. Marco Manzi , allora componente dell’Amministrazione provinciale messinese, decise di istituire, in concorso con il Comune di Messina e la Camera di Commercio locale, un Osservatorio meteorologico . Inizialmente aggregato all'Istituto Nautico, l'Osservatorio si occupava principalmente della determinazione astronomica del tempo, delle osservazioni meteorologiche e della regolazione dei cronometri delle navi che arrivavano al porto di Messina. La mancanza però di un locale adatto e qualche iniziale incertezza nella direzione dell'Osservatorio, ne ritardarono il normale assetto; solo verso il 1881 , sotto l’illuminata direzione del Prof. Pietro Landi , che successe al Prof. Filippo Cintolesi , l'Osservatorio iniziò a funzionare regolarmente. Ancor prima, le osservazioni meteorologiche operative a Messina cominciano dal 1° aprile 1866 , quando iniziò a funzionare regolarmente il Servizio Telegrafico di osservazione meteorologica, istituito sotto l’egida del Ministero della Marina e di fatto primo Servizio Meteorologico Nazionale in Italia. Quotidianamente venivano trasmesse telegraficamente all’Ufficio Centrale di Meteorologia Marittima di Firenze le osservazioni delle ore 7 di pressione, temperatura, umidità, vento e precipitazione. Non è nota l’ubicazione dell’Osservatorio che, probabilmente, era installato all’interno della base della Regia Marina, nella zona falcata, forse presso il faro-lanterna di San Raineri (coord. 38°11'36"N, 15°34'27"E, alt. 15 m).
The observations carried out by the Royal Italian Navy Observatory continued to be transmitted by telegraph to the Central Meteorological Office of the Ministry of the Navy in Florence until 1 August 1880 . On that date, all meteorological responsibilities at national level were transferred to the newly established Royal Central Office of Meteorology in Rome, under the Ministry of Agriculture, Industry and Commerce. Its headquarters were located in the Palazzo del Collegio Romano, formerly home to the Observatory of the Papal States. At the same time, the maritime assistance activities previously carried out by the Florence office were transferred to the Central Hydrographic Office in Livorno, which later became the Hydrographic Institute of the Italian Navy in Genoa. In 1896 , the Municipality of Messina recognised the need for a new building complex better suited to geophysical and seismic observations and began its construction on Andria Hill in Messina, at the coordinates 38°12 ′ 02.3 ″ N, 15°33 ′ 11.2 ″ E. The Messina Observatory was intended to become an important scientific institution of its time, located in a city that was a major cultural and scientific centre before the devastating earthquake of 1908 .
The history of the Meteorological and Geodynamic Observatory of Messina began around 1876 , when Professor Marco Manzi , then a member of the Provincial Administration of Messina, decided to establish a meteorological Observatory in cooperation with the Municipality of Messina and the local Chamber of Commerce. Initially attached to the Nautical Institute, the Observatory was mainly responsible for the astronomical determination of time, meteorological observations, and the regulation of the chronometers of ships arriving at the Port of Messina. However, the lack of suitable premises and some initial uncertainty concerning the management of the Observatory delayed its proper organization. It was only around 1881 , under the enlightened direction of Professor Pietro Landi , who succeeded Professor Filippo Cintolesi , that the Observatory began to operate regularly. Meteorological observations in Messina had, however, already begun on 1 April 1866 , when the Telegraphic Meteorological Observation Service became fully operational. Established under the authority of the Ministry of the Navy, it was effectively the first National Meteorological Service in Italy. Every day, observations recorded at 7 a.m. — including atmospheric pressure, temperature, humidity, wind, and precipitation — were transmitted by telegraph to the Central Office of Maritime Meteorology in Florence.The exact location of the Observatory is unknown. It was probably situated within the Royal Italian Navy base in the sickle-shaped harbour area, possibly near the San Raineri lighthouse, at the coordinates 38°11 ′ 36 ″ N, 15°34 ′ 27 ″ E, and an altitude of 15 metres above sea level.

Figura 2: Immagine satellitare della Città di Messina con l’ubicazione cronologica delle Stazioni Meteo. In giallo le precedenti stazioni chiuse, in rosso la stazione operativa
Figure 2 : Satellite image of the city of Messina showing the successive locations of the meteorological stations over time. Former stations, now closed, are shown in yellow, while the currently operational station is shown in red.
L'Osservatorio di Messina avrebbe dovuto rappresentare un'importante istituzione scientifica dell'epoca, situata in una città che era un importante centro culturale e scientifico prima del devastante terremoto del 1908. Da un punto di vista architettonico, gli osservatori erano spesso progettati per essere non solo funzionali ma anche simbolicamente rappresentativi del progresso scientifico e della conoscenza. Esso, pertanto, fu realizzato
caratteristiche architettoniche specifiche dell’epoca e in particolare:
seguendo
alcune
1. Stile Neoclassico
2. Torre Osservatorio
3. Finestre ad Arco:
4. Entrata Monumentale
5. Materiali e Costruzione
L'architettura dell'Osservatorio dell’Andria rifletteva i principi neoclassici con enfasi su simmetria, proporzione e uso di elementi classici. La torre osservatorio, le finestre ad arco e l'entrata monumentale erano caratteristiche distintive che conferivano all'edificio un aspetto solenne e funzionale, idoneo al suo scopo scientifico. Esistono numerosi osservatori nel mondo che condividono caratteristiche architettoniche simili a quelle dell'Osservatorio di Messina, in particolare quelli costruiti durante il XIX e l'inizio del XX secolo, tra cui spicca senz’altro l’Osservatorio di Greenwich nel Regno Unito. Fondato nel 1675, l'Osservatorio Reale di Greenwich è uno degli osservatori più antichi e famosi al mondo. Il suo edificio principale presenta caratteristiche neoclassiche con finestre ad arco e una cupola prominente per le osservazioni. Tra le caratteristiche architettoniche che lo rendono simile all’Osservatorio di Messina, l’architettura simmetrica, l’uso di finestre ad arco e presenza di torri per l'osservazione.

Figure 3: l’Osservatorio di Messina nel 1902 diventato poi Istituto di Fisica Terrestre e di Meteorologia della Regia Università Di Mes sina Figure 3: The Messina Observatory in 1902, which later became the Institute of Terrestrial Physics and Meteorology of the Royal University of Messina.
The Messina Observatory was intended to become an important scientific institution of its time, located in a city that was a major cultural and scientific centre before the devastating earthquake of 1908. From an architectural perspective, observatories were often designed not only to be functional, but also to serve as symbolic representations of scientific progress and knowledge. The building was therefore constructed according to several architectural features typical of the period, including:
1. Neoclassical Style
2. Observatory Tower
3. Arched Windows
4. Monumental Entrance
5. Materials and Construction
The architecture of the Andria Observatory reflected Neoclassical principles, with particular emphasis on symmetry, proportion and the use of classical elements. The observatory tower, arched windows and monumental entrance were distinctive features that gave the building a solemn yet functional appearance, suited to its scientific purpose. Many observatories around the world share architectural characteristics similar to those of the Messina Observatory, particularly those built during the nineteenth and early twentieth centuries. One notable example is the Royal Observatory in Greenwich, United Kingdom. Founded in 1675, the Royal Observatory is one of the oldest and most renowned observatories in the world. Its main building displays Neoclassical features, including arched windows and a prominent dome used for observations. Architectural characteristics shared with the Messina Observatory include a symmetrical design, the use of arched windows and the presence of observation towers.
Questo esempio mostra come l'architettura degli osservatori del XIX e XX secolo fosse influenzata da un mix di funzionalità e estetica classica, creando edifici che non solo servivano a scopi scientifici, ma anche come simboli del progresso e della conoscenza. Nel 1902 il nuovo Osservatorio fu completato e l'anno successivo fu affidato all'Università Regia Peloritana, diventando l'Istituto di Fisica Terrestre e di Meteorologia , il cui direttore fu il prof. Giovanni Battista Rizzo (1863-1945) , un fisico piemontese divenuto titolare della cattedra di fisica Terrestre nel 1904, di nuova istituzione presso la stessa Università. Ancorché studi climatici in Sicilia, a quell’epoca, erano principalmente condotti nelle principali città della Regione, ovvero a Palermo e a Catania. A partire dall’anno 1904 l'attività didattica e scientifica, svolta sempre con estremo rigore ed energia, portò a vari riconoscimenti e collaborazioni, ma ciò che diede un impulso ed un lustro ancora maggiore fu una particolare e sentita collaborazione tra il Prof. G.B. Rizzo ed il Prof. Knut Ångström direttore dell'Istituto Fisico dell'Università di Upsala. Fu proprio il prof. Ångström che fece costruire per l'Osservatorio un esemplare del suo pireliometro a compensazione elettrica (attinometro assoluto) a cui fu unito un milliamperometro di Weston, per la misurazione assoluta dell'intensità della radiazione solare diretta. Si fa notare che il pireliometro di Ångström rappresentò il prototipo del suo genere. Si acquistò pure un fotometro di Weber per le misure di luminosità del cielo e fu allestito un laboratorio fisico per le misure più comuni e per il confronto dei termometri e già dall'inizio del 1906, l’intera provincia di Messina poteva vantare una fitta rete di stazioni pluviometriche e termiche [1]. Per lo studio dei terremoti gli strumenti dapprima utilizzati erano “ sismoscopi avvisatori ” e un sismografo a due componenti, costruito da Fascianell i, su modello del professore Agamennone [2], fornito dall’ufficio di Meteorologia e Geodinamica. Il sismografo Agamennone era costituito da un pendolo di 15 m con una massa di 300 kg; il rotolo di carta per la registrazione del segnale si svolgeva con una velocità di 40 cm/h mentre un cronometro segnava sulla carta il tempo ogni 30 minuti. Fra il 1895 e il 1908 a Messina era in funzione anche un microsismografo a doppio pendolo e registratore sismico Guzzanti 1894 , simile a quelli predisposti in altre stazioni sismiche come quelle di Caltagirone, Catania, Ferrara, Fucecchio, Mineo, Napoli, Palermo, Reggio di Calabria, Roma e Bucarest [3] Emergeva già da allora la necessità di strumenti più sensibili e completi, esigenza espressa anche nell’Annuario dal prof. Rizzo (fig.22) e avvalorata dal disastroso terremoto che colpì duramente la Calabria e la Sicilia il 10 settembre 1905. Il Prof. Rizzo studiò questo evento con la collaborazione di più di ottanta osservatori disseminati in varie parti del mondo. Infatti, i sismogrammi mostrarono che la perturbazione era stata avvertita dalla Norvegia al Capo di Buona Speranza, e dalla California alla Nuova Zelanda [1]. Questi studi fecero accelerare i lavori per l'installazione di un microsismografo ‘Vicentini’ a tre componenti che iniziò a funzionare regolarmente nel 1906 [3]. Prima del terremoto del 1908 erano in via di realizzazione l'impianto di due pendoli orizzontali ‘Mainka’, costruiti a Messina, e di un sismografo per le due componenti orizzontali ‘Wiechert’ con massa da 200 kg, acquistato a Gòttingen, e si stava lavorando per dotare il pendolo verticale di Agamennone di uno smorzatore per resistere alle scosse più violente.
This example illustrates how the architecture of nineteenthand twentieth-century observatories combined functionality with classical aesthetics, creating buildings that served not only scientific purposes but also acted as symbols of progress and knowledge.
In 1902, the new Observatory was completed, and the following year it was entrusted to the Royal University of Messina, becoming the Institute of Terrestrial Physics and Meteorology . Its director was Professor Giovanni Battista Rizzo (1863 – 1945) , a physicist from Piedmont who, in 1904, was appointed to the newly established Chair of Terrestrial Physics at the same university. At that time, climatic studies in Sicily were mainly conducted in the region’s principal cities, namely Palermo and Catania.
Beginning in 1904 , the teaching and scientific activities of the Institute, always conducted with great rigour and dedication, led to several recognitions and collaborations. A particularly important contribution to its development and prestige was the close collaboration between Professor G. B. Rizzo and Professor Knut Ångström , Director of the Institute of Physics at Uppsala University. Professor Ångström commissioned the construction of a specimen of his electrically compensated pyrheliometer , also known as an absolute actinometer, specifically for the Observatory. The instrument was connected to a Weston milliammeter and used for the absolute measurement of the intensity of direct solar radiation. Ångström’s pyrheliometer represented the prototype for instruments of this kind. A Weber photometer was also purchased to measure sky brightness, and a physics laboratory was established for routine measurements and thermometer comparisons. By the beginning of 1906, the entire Province of Messina could already rely on a dense network of rainfall and temperature stations [1]. For the study of earthquakes, the instruments initially used included warning seismoscopes and a two-component seismograph built by Fascianelli , based on a design by Professor Agamennone [2], and supplied by the Office of Meteorology and Geodynamics. The Agamennone seismograph consisted of a 15-metre pendulum with a mass of 300 kg. The recording paper moved at a speed of 40 cm per hour, while a chronometer marked the time on the paper every 30 minutes. Between 1895 and 1908, Messina was also equipped with a double-pendulum microseismograph and a Guzzanti 1894 seismic recorder , similar to those installed at other seismic stations, including Caltagirone, Catania, Ferrara, Fucecchio, Mineo, Naples, Palermo, Reggio Calabria, Rome and Bucharest [3]. The need for more sensitive and comprehensive instruments was already evident at that time. This requirement was also expressed by Professor Rizzo in the institutional yearbook (Fig. 22) and was further confirmed by the devastating earthquake that severely affected Calabria and Sicily on 10 September 1905. Professor Rizzo studied this event with the collaboration of more than eighty observatories located throughout the world. The seismograms showed that the disturbance had been detected from Norway to the Cape of Good Hope and from California to New Zealand [1]. These studies accelerated the installation of a three-component Vicentini microseismograph , which began operating regularly in 1906 [3]. Before the 1908 earthquake, work was under way to install two Mainka horizontal pendulums built in Messina and a Wiechert seismograph for the two horizontal components , equipped with a mass of 200 kg and purchased in Göttingen. Efforts were also being made to equip Agamennone’s vertical pendulum with a damping system capable of withstanding the most violent shocks.
FONTI E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI / SOURCES AND REFERENCES
1. Rizzo 1906 DOI https://doi.org/10.1038/074622a0
2. Agamennone G. L'indirizzo nella costruzione degli strumenti sismici in Italia, in "Bollettino della Società Sismologica Italiana" (1904-1905), Vol., pp.239-252. Modena 1904
3. Ferrari Graziano - Dal Cielo alla Terra – Italia meteorologia e sismologia dall’Ottocento a oggi. Bononia University press -2014, pag. 257-267
All'alba del 28 dicembre 1908, il terremoto rase al suolo quasi totalmente Messina e Reggio Calabria, annientando ogni attività. Lo stesso personale dell'Istituto subì ingenti perdite: il primo assistente Ing. L. Fenech rimase gravemente ferito e perse le due figlie; il secondo assistente G. Rapidà, che aveva visto nascere l’Osservatorio, perì con tutta la famiglia travolto dalle rovine della sua casa. Lo stesso Osservatorio, una delle poche strutture in cemento armato a quell’epoca, fu danneggiato dal crollo della torre ottagona alta 15 m che cadde su sé stessa distruggendo anche l’entrata e il portico della struttura (fig.5). I due Mainka furono distrutti e il Vicentini fu gravemente danneggiato, ma fu l’unico dispositivo a registrare per intero la scossa sulla carta affumicata, consentendo comunque la registrazione del preciso istante di inizio della scossa 5h 20 ’ 27 ’’. L’epicentro venne registrato a 4.6 km di distanza dal sismografo, e le onde si propagarono prima in direzione NNE-SSW, poi ESE-WNW, e infine (per le vibrazioni più disastrose) in direzione NNE-SSW.
Il direttore prof. Rizzo e la sua famiglia, a causa dei gravi danni alla loro abitazione, dovettero riparare in un casottino di legno dell’Osservatorio, destinato alle misure magnetiche e geodetiche. Dal punto di osservazione privilegiato, esaminando direttamente tutte le repliche del sisma, egli ne comprese i meccanismi, riuscì a descrivere la forza del terremoto e come i danni subiti non fossero comparabili con il reale scuotimento (non più forte di altri terremoti). Osservando i dati sulle vittime, circa 100.000 tra siciliane e calabresi , e i danni alle strutture e agli edifici, Giuseppe Mercalli attribuì al sisma un grado X nella sua scala, quindi oggettivamente distruttivo. L’empirica scala di Mercalli, in quell’occasione, fu messa in discussione proprio dal prof. Rizzo e da altri sismologi dell’epoca, tra cui il prof. Omori famoso geodeta dell’Università Imperiale di Tokyo. Secondo loro la catastrofe di Reggio e Messina era stata causata sì da un sisma violento e dal conseguente tsunami, ma soprattutto dal fatto che, in una zona notoriamente sismica, si erano costruiti edifici senza alcun controllo, innalzando piani su piani, introducendo porte e finestre e quindi indebolendo le strutture, accalcando gli edifici gli uni agli altri.

Figura 4: Osservatorio dopo il terremoto del 1908
Figure 4: The Observatory after the 1908 earthquake
At dawn on 28 December 1908, the earthquake almost completely destroyed Messina and Reggio Calabria, bringing all activities to a halt. The Institute’s staff also suffered severe losses: the first assistant, Engineer L. Fenech, was seriously injured and lost his two daughters, while the second assistant, G. Rapidà, who had witnessed the founding of the Observatory, died together with his entire family beneath the ruins of his home. The Observatory itself, one of the few reinforced-concrete structures in existence at the time, was damaged when its 15-metre-high octagonal tower collapsed in on itself, also destroying the entrance and portico of the building (Fig. 5). The two Mainka instruments were destroyed, and the Vicentini instrument was severely damaged. Nevertheless, it was the only device to record the entire shock on smoked paper, allowing the precise starting time of the earthquake to be established as 5:20:27 a.m. The epicentre was determined to be 4.6 km from the seismograph. The waves initially propagated in a NNE – SSW direction, then ESE – WNW and finally, during the most destructive vibrations, once again along the NNE – SSW direction. Because their home had been seriously damaged, the director, Professor Rizzo, and his family were forced to take shelter in a small wooden building belonging to the Observatory, normally used for magnetic and geodetic measurements. From this privileged observation point, he directly examined all the aftershocks, gaining an understanding of their mechanisms and describing the strength of the earthquake. He also recognised that the extent of the damage was not proportional to the actual ground shaking, which had not been stronger than that of other earthquakes. Considering the approximately 100,000 victims in Sicily and Calabria and the extensive damage to buildings and infrastructure, Giuseppe Mercalli assigned the earthquake an intensity of X on his scale, classifying it as objectively destructive.
In tale contesto urbanistico, anche un lieve terremoto avrebbe provocato danni [4]. Queste analisi posero le basi, per la prima volta nella storia, per l’introduzione di osservazioni oggettive misurabili, fondate sulla reale energia sprigionata dal sisma, non basate sui danni conseguenti. Solo dal 1935 in poi, con le osservazioni e gli studi di Gutemberg e Richter [5] e l’evoluzione delle tecniche di registrazione delle onde sismiche, si iniziò a parlare di scala Richter , e quindi di magnitudo , una misura strumentale e oggettiva della forza di un sisma, dipendente dall’energia sprigionata e non dai danni causati. Il disastro che commosse l'opinione pubblica mondiale, destò un grande interesse nei confronti dei problemi riguardanti la sismologia e numerosi furono i programmi e le proposte per l'organizzazione di un servizio sismico efficiente. L'Osservatorio fortemente danneggiato dovette essere in parte demolito e solo dal 1910 si iniziarono gli studi e i progetti per la ricostruzione, con fondi del Ministero dell'Agricoltura, a conclusione nel 1912 fu riaperto al servizio con la struttura attuale ed una torre più bassa della precedente (fig.6). Nelle more della ricostruzione si provvide a fabbricare un ampio padiglione di legno per l'alloggio del direttore e per la biblioteca; inoltre, si costruì sulla spianata dinanzi all'antico Osservatorio una bella torre di legno alta 11 metri e divisa in tre piani, per collocarvi il pendolo astronomico riparato dopo il sisma, ed alcuni strumenti nuovi di notevole valore acquistati con fondi concessi dal Ministero della Pubblica Istruzione.
On this occasion, however, the empirical Mercalli scale was questioned by Professor Rizzo and other leading seismologists of the period, including Professor Omori, the renowned geodesist from the Imperial University of Tokyo. According to their interpretation, the catastrophe in Reggio Calabria and Messina had indeed been caused by a violent earthquake and the resulting tsunami, but above all by the poor quality of the buildings constructed in a region already known to be highly seismic. Buildings had been erected without adequate controls, additional storeys had been added, doors and windows had weakened the structures, and buildings had been crowded closely together. In such an urban environment, even a relatively weak earthquake could have caused serious damage [4].For the first time in history, these analyses helped lay the foundations for introducing objective and measurable observations based on the actual energy released by an earthquake rather than solely on the resulting damage. Only from 1935 onwards, following the observations and studies of Gutenberg and Richter [5] and advances in seismic-wave recording techniques, did the concept of the Richter scale and earthquake magnitude begin to emerge. Magnitude provided an instrumental and objective measurement of an earthquake’s strength, related to the energy released rather than to the damage caused. The disaster deeply affected public opinion throughout the world and generated considerable interest in the problems of seismology. Numerous programmes and proposals were subsequently developed for the establishment of an efficient seismic monitoring service. The severely damaged Observatory had to be partially demolished. Studies and plans for its reconstruction began in 1910, with funding from the Ministry of Agriculture. The work was completed in 1912 , when the Observatory resumed its activities in the building that still exists today, with a tower lower than the original one (Fig. 6).While reconstruction was under way, a large wooden pavilion was built to accommodate the director and the library. An 11-metre-high wooden tower, divided into three floors, was also erected on the open area in front of the former Observatory. It housed the astronomical pendulum repaired after the earthquake, together with several valuable new instruments purchased using funds provided by the Ministry of Public Education.

Figura 5: Rete dei 36 osservatori sismologici italiani a gennaio 1909. Il numero che precede il nome della località è l’ingrandimento statico massimo degli strumenti dell’Osservatorio. I quadrati gialli localizzano gli epicentri dei terremoti più distruttivi dal 1905 al 1920 indicati nel riquadro in basso [6] Figure 5: Network of the 36 Italian seismological observatories in January 1909. The number preceding each place name indicates the maximum static magnification of the Observatory’s instruments. The yellow squares mark the epicentres of the most destructive earthquakes that occurred between 1905 and 1920, listed in the box below [6].
Nel 1909 quando in Italia erano presenti 33 Osservatori , (figura 5) solo quello di Taranto e di Messina avevano in dotazione un sismografo astatico Wiechert , uno dei migliori strumenti meccanici a medio-piccolo periodo dell’epoca, che restò in funzione fino al 1936 circa, nonostante fosse superato tecnologicamente [7].
In 1909 , when there were 33 observatories operating in Italy (Fig. 5), only those in Taranto and Messina were equipped with an astatic Wiechert seismograph , one of the finest mechanical instruments of the period for recording mediumand short-period seismic waves. Despite becoming technologically outdated, it remained in operation until approximately 1936 [7].

Figura 6: L ’Osservatorio Meteorologico all’atto della riapertura nel 1912(Arch. SVZ Meteo) Figure 6 : The Meteorological Observatory at the time of its reopening in 1912 (SVZ Meteo Archive).
Nel 1912 ripresero le registrazioni tramite il Vicentini che fu rapidamente riparato e collocato nel sotterraneo dell’Osservatorio e, grazie alla direzione del professore Mario Bossolasco , fu possibile installare un nuovo pendolo orizzontale Conrad e due pendoli orizzontali Alfani a registrazione meccanica , più adatti alla registrazione dei movimenti sismici di origine lontana. Come sottolineava il prof. Rizzo in una conferenza della Società Italiana per il Progresso delle Scienze nel 1930: “ La Geofisica è la Fisica sperimentale, trasportata dal laboratorio in aperta campagna, negli osservatori meteorologici e geodinamici, sulle spiagge del mare o sulle navi che solcano gli oceani, sulle vette appena accessibili e nei palloni sonda, per indagare le leggi e le cause dei fenomeni fisici che si svolgono nelle viscere della terra, sulla sua superficie e nella sua atmosfera. ” [8]. Fino ad allora gli studi simici, con le relative strumentazioni e stazioni di osservazione, venivano condotti congiuntamente con quelli meteorologici condividendone spazi, dirigenti e personale di ricerca [9]. Nei nuovi locali dell’Osservatorio ristrutturati ed ampliati, dopo il terremoto, si effettuavano osservazioni sismiche, meteorologiche e di elettricità atmosferica. Intanto nel 1932 essendo stati costruiti nuovi locali per l’Istituto Universitario di Fisica Terrestre e Geodesia, la componente universitaria lasciò i vecchi locali ristrutturati dell’Osservatorio (fig.6) rimasero completamente a disposizione del Servizio Meteorologico.
In 1912 , seismic recording resumed using the Vicentini instrument, which was rapidly repaired and installed in the basement of the Observatory. Under the direction of Professor Mario Bossolasco , it was also possible to install a new Conrad horizontal pendulum and two mechanically recording Alfani horizontal pendulums , which were better suited to detecting seismic waves originating from distant earthquakes. As Professor Rizzo emphasised in a lecture delivered to the Italian Society for the Advancement of Science in 1930: “ Geophysics is experimental physics taken out of the laboratory and into the open field: into meteorological and geodynamic observatories, onto seashores and ships crossing the oceans, to scarcely accessible mountain peaks and aboard weather balloons, in order to investigate the laws and causes of the physical phenomena occurring within the Earth, on its surface and in its atmosphere. ” (Rizzo, 1930) [8] Until that time, seismic studies, together with the related instruments and observation stations, had been carried out jointly with meteorological research, sharing facilities, directors and research staff (Martin and Calcara, 2010) [9]. In the Observatory’s renovated and enlarged premises following the earthquake, seismic, meteorological and atmospheric-electricity observations were conducted. Meanwhile, in 1932 , following the construction of new premises for the University Institute of Terrestrial Physics and Geodesy, the university section moved out of the Observatory’s renovated historic building (Fig. 6), which was then made entirely available to the Meteorological Service.
FONTI E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI / SOURCES AND REFERENCES
4. Baratta M. La catastrofe sismica calabro messinese (28 dicembre 1908), 2 vol. Roma 1910
5. Richter C. F. 1935, An instrumental earthquake magnitude scale, Bulletin of the Seismological Society of America, 25, 1-31.
6. Ferrari Graziano - Dal Cielo alla Terra – Italia meteorologia e sismologia dall’Ottocento a oggi. Bononia University pres s -2014, pag. 257-267
7. Gasparini C., 1990 Lo stato e i terremoti: evoluzione del servizio sismico in Istituto Nazionale di geofisica – gli strumenti sismici storici Italia e contesto europeopag.47
8. Rizzo G.B. (1930) I nuovi orizzonti della Geofisica, in Atti della Società Italiana per il Progresso delle Scienze, Tipografia Nazionale, Roma, vol. XI, pp. 5-24
9. Martin, F.F., Calcara, G. (2010). Meteorologia e geofisica. In: Per una storia della geofisica italiana. I blu. Springer, Milano. https://doi.org/10.1007/978-88-470-1578-4_1

Figura 7: Estratto di deliberazione del Podestà del 2 marzo 1940
Da questo stato di fatto furono iniziate le pratiche per il passaggio ufficiale di tutto l’immobile, dell’arredamento e di quanto ancora contenuto nell’Osservatorio. Il 7 settembre 1937 dopo un lungo scambio di note tra i vari enti interessati, finalmente fu formalizzato il trasferimento dell’Osservatorio al demanio dell’Aeronautica , (fig.7) mentre il 2 marzo 1940 fu concluso l’iter per l’esproprio del terreno comunale su cui sorgeva il fabbricato e tramite uno schema di convenzione, il Demanio dello Stato cedeva in uso indeterminato al Demanio dell'Aeronautica, gli stabili costruiti per conto del Comune e da parte sua l'Amministrazione provinciale cedeva i mobili, i libri e tutte le apparecchiature scientifiche, relative alla meteorologia, installate nell'Osservatorio.
As a result, procedures were initiated for the official transfer of the entire building, its furnishings, and all the materials still housed within the Observatory. On 7 September 1937 , after a lengthy exchange of correspondence among the various institutions involved, the transfer of the Observatory to the State Property Administration of the Air Force was finally formalised (Fig. 7).
On 2 March 1940, the procedure for the expropriation of the municipally owned land on which the building stood was completed.
Under the terms of an agreement, the State Property Administration granted the buildings constructed on behalf of the Municipality to the Air Force Property Administration for an indefinite period. The Provincial Administration, in turn, transferred the furniture, books, and all the scientific equipment relating to meteorology installed in the Observatory.
Figure 7: Extract from the resolution issued by the Podestà on 2 March 1940.

Figura 8: Istituto di Geodesia e Fisica Terrestre strumentazione dell’istituto esposta alla VI fiera di Messina nell’agosto 1939.
Figure 8: The Institute of Geodesy and Terrestrial Physics: scientific instruments displayed at the 6th Messina Fair in August 1939.

Figura 9: Teodolite Istituto di Geodesia e Fisica Terrestre, strumento impiegato nelle osservazioni terrestri per la misura di angoli azimutali (orizzontali) e zenitali (verticali) usato per studi geodetici.
Figure 9: Theodolite of the Institute of Geodesy and Terrestrial Physics, used in terrestrial surveying to measure azimuthal (horizontal) and zenith (vertical) angles for geodetic studies.

Figura 10: La rete sismica Nazionale nel 1949 in Calcara 2004 Figure 10: The Italian National Seismic Network in 1949 (Calcara, 2004).
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L’Università si trasferì nei nuovi locali diventando Istituto di Geodesia e Fisica Terrestre, mantenendo la strumentazione e le attrezzature della parte Geodinamica. Anche la ricca e preziosa libreria, l’archivio storico delle misurazioni sismologiche e alcuni volumi di pregio dal primo volume del 1575 del Maurolico, alcuni volumi del Beccaria del ‘ 700 e altri dell’ 800. Nel dicembre del 1936 , il prof. Mario Bossolasco fu nominato titolare della cattedra di Fisica Terrestre e divenne direttore dell’Istituto fino al 1946 . Nel nascente istituto iniziò un’attività didattica [9-10] e scientifica intensa, modernizzando la stazione sismica trasferita nei nuovi locali e promuovendo nuovi metodi di prospezione del sottosuolo [11] ed eseguendo il rilevamento geomagnetico dello Stromboli [12], per la prima volta applicato ad un vulcano attivo. Negli anni passati a Messina il prof. Bossolasco contribuì alla nascita della rivista “ Geofisica pura e applicata ” (ora Pure and Applied Geophysics ) [9-10] L’ ING nacque nel 1936 sotto la guida del professore Antonio Lo Surdo che era particolarmente legato alla città di Messina per essersi laureato e aver iniziato in città la sua carriera accademica fino al 1906 ed anche perché aveva perso familiari e amici durante il catastrofico terremoto del 1908. Nel piano presentato dal prof. Lo Surdo nel 1940 l’organizzazione della rete geofisica nazionale sarebbe stata composta da stazioni maggiori, Roma, Pavia, Rocca di Papa, Messina come mostrato in figura 10. A causa del conflitto mondiale, la strumentazione rimase inalterata fino al 1947 quando, sotto la direzione del prof. Virgilio Polara direttore dell'Istituto di Fisica sperimentale dell'Università di Messina, fu possibile avviare il progetto di una nuova stazione sismica di Messina, grazie alla convenzione tra l'Istituto Nazionale di Geofisica (ING) e l'Università di Messina.


Figura 11: I due sismografi Wiechert verticale e a sinistra e orizzontale a destra Figure 11 : The two Wiechert seismographs: the vertical seismograph on the left and the horizontal seismograph on the right.
The University moved to the new premises, where it became the Institute of Geodesy and Terrestrial Physics , retaining the instruments and equipment belonging to the geodynamic section. It also preserved the rich and valuable library, the historical archive of seismological measurements, and several rare volumes, including a work by Maurolico dating from 1575, several eighteenth-century volumes by Beccaria, and other works from the nineteenth century. In December 1936 , Professor Mario Bossolasco was appointed to the Chair of Terrestrial Physics and became Director of the Institute, a position he held until 1946 . The newly established Institute developed an intense programme of teaching [9-10] and scientific research. Bossolasco modernised the seismic station after its transfer to the new premises, promoted new methods of subsurface exploration [11], and carried out a geomagnetic survey of Stromboli [12], the first such investigation ever conducted on an active volcano. During his years in Messina, Professor Bossolasco also contributed to the founding of the journal Geofisica pura e applicata , now published as Pure and Applied Geophysics [9-10]. The National Institute of Geophysics (ING) was founded in 1936 under the leadership of Professor Antonio Lo Surdo , who had particularly strong ties to the city of Messina. He had graduated there and begun his academic career in the city, where he remained until 1906. He had also lost relatives and friends in the catastrophic earthquake of 1908. According to the plan presented by Professor Lo Surdo in 1940, the national geophysical network was to consist of major stations located in Rome, Pavia, Rocca di Papa and Messina, as shown in Figure 10. Because of the Second World War, the instrumentation remained unchanged until 1947 . In that year, under the direction of Professor Virgilio Polara , Director of the Institute of Experimental Physics at the University of Messina, plans for a new seismic station in Messina were initiated through an agreement between the National Institute of Geophysics and the University of Messina.
L'impianto del sismografo per le due componenti orizzontali ‘Wiechert’ con massa da 200 kg , acquistato a Göttingen era in via di realizzazione all’istituto di Fisica Terrestre e di Meteorologia all'Università Regia Peloritana, prima del disastroso terremoto del 1908. La scossa rovinò parzialmente la strumentazione poi rimessa in funzione. Dal 1947 , in seguito alla convenzione tra l'Istituto Nazionale di Geofisica (ING) e l'Università di Messina fu affiancato da un sismografo verticale del tipo Wiechert , avente la massa di 80 Kg e dotato di un nuovo tipo di smorzatore ad aria costruito nelle officine dell'ING, iniziando la registrazione sistematica dei fenomeni sismici su carta affumicata, fino al 1998 . L’inutilizzo della strumentazione, conservata negli scantinati dell’Osservatorio, e l’umidità hanno causato il suo progressivo degrado. Oggi, grazie al PRIN PNRR “South Risk” , si è proceduto al restauro, per la tutela e valorizzazione del bene strumentale a fini museali e didattici.
Before the devastating earthquake of 1908, work was under way at the Institute of Terrestrial Physics and Meteorology of the Royal University of Messina to install a Wiechert seismograph for the two horizontal components. The instrument, equipped with a 200 kg mass, had been purchased in Göttingen. The earthquake partially damaged the equipment, which was subsequently restored to working order. From 1947 onwards, following an agreement between the National Institute of Geophysics (ING) and the University of Messina , the horizontal instrument was supplemented by a vertical Wiechert seismograph with a mass of 80 kg . It was fitted with a new type of air damping system manufactured in the ING workshops. This marked the beginning of the systematic recording of seismic phenomena on smoked paper, which continued until 1998 . The prolonged disuse of the instruments, which were stored in the Observatory’s basement, together with the effects of humidity, led to their gradual deterioration. Today, thanks to the the instruments have been restored to ensure PRIN PNRR project “South Risk” their preservation and enhancement for museum and educational purposes.
FONTI E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI / SOURCES AND REFERENCES
9. Bossolasco, M. Geofisica pura e applicata. Geofisica Pura e Applicata 1, 1 – 2 (1939a). https://doi.org/10.1007/BF01993027
10. Bossolasco, M. Sull'insegnamento della geofisica. Geofisica Pura e Applicata 1, 117 – 122 (1939b). https://doi.org/10.1007/BF01993046
11. Bossolasco, M. Sulla prospezione geoelettrica dei vulcani. Geofisica Pura e Applicata 2, 56 – 59 (1940). https://doi.org/10.1007/BF01992615
12. Bossolasco, M. La distribuzione del campo magnetico terrestre all'isola di Stromboli. Geofisica Pura e Applicata 5, 11 – 36 (1943). https://doi.org/10.1007/BF02000376



Figura 13: Il sismografo Sprengnether e i due sismografi Galitzin
Figura 14: Sala dei sismografi elettromagnetici: lo Stuttgart in fondo al centro e il Galitzin a destra
Figura 12: Il sismografo Sprengnether
Figure 12: The Sprengnether seismograph
Figure 13: The Sprengnether seismograph and the two Galitzin seismographs
Figure 14: Electromagnetic seismograph room: the Stuttgart instrument at the rear, in the centre, and the Galitzin instrument on the right.
Nel 1949 la rete geofisica comprendeva dodici tra stazioni e osservatori: Trieste, Padova, Salò, Pavia, Genova, Bologna, Firenze, Rocca di Papa, Napoli I e Il", Catania e Messina, vedi figura 6 [13]. Successivamente, grazie ai fondi del piano European Recovery Program (E.R.P.), uno dei piani politico-economici statunitensi per la ricostruzione dell'Europa dopo la seconda guerra mondiale, l'Istituto Geofisico ottenne un sismografo verticale Sprengnether (fig.8), unico esemplare in Italia, di costruzione americana (Saint Louis University U.S.A), a breve periodo e ad amplificazione elettromagnetica, corredato da un galvanometro e due registratori fotografici. L’attrezzatura fu completata con l’installazione di due sismografi orizzontali Galitzin a lungo periodo , forniti dall'ING. Nel febbraio del 1951, con l'entrata in funzione dello ‘ Sprengnether ’, e nel dicembre dello stesso anno, con l'utilizzo dei due Galitzin, (fig.12), la stazione sismica raggiunse un'efficienza tale da diventare un punto di riferimento per la rete sismologica italiana. I risultati delle registrazioni erano regolarmente pubblicati nel Bollettino mensile dell'I.N.G. Nel 1952, ad esempio, furono registrati in totale 673 terremoti , così suddivisi: 401 lontanissimi, 28 lontani, 138 vicini, 87 locali e 19 non caratterizzabili. Nel corso del 1956 , l’attrezzatura sismica si era notevolmente arricchita con l'aggiunta di un nuovo complesso omogeneo di sismografi a breve periodo, del tipo ‘Stuttgart, ideale per registrare anche i terremoti di minore entità a livello locale.
In 1949, the geophysical network comprised twelve stations and observatories: Trieste, Padua, Salò, Pavia, Genoa, Bologna, Florence, Rocca di Papa, Naples I and II, Catania, and Messina (see Fig. 6) [13]. Subsequently, thanks to funding from the European Recovery Program (E.R.P.), one of the United States’ political and economic programmes for the reconstruction of Europe after the Second World War, the Geophysical Institute acquired a vertical Sprengnether seismograph (Fig. 8). This American-made instrument, produced by Saint Louis University in the United States, was the only example of its kind in Italy. It was a short-period seismograph with electromagnetic amplification, equipped with a galvanometer and two photographic recording systems. The equipment was further expanded through the installation of two long-period horizontal Galitzin seismographs , supplied by the National Institute of Geophysics (ING). In February 1951, with the Sprengnether becoming operational, and in December of the same year, with the introduction of the two Galitzin instruments (Fig. 12), the seismic station reached such a high level of efficiency that it became an important reference point for the Italian seismological network. The results of the recordings were regularly published in the ING monthly bulletin. In 1952, for example, a total of 673 earthquakes were recorded: 401 very distant, 28 distant, 138 nearby, 87 local, and 19 that could not be classified. During 1956 , the seismic equipment was considerably enhanced by the addition of a new homogeneous set of short-period Stuttgart-type seismographs, ideally suited to recording even low-magnitude local earthquakes.


A. Sala dei sismografi a registrazione meccanica
a) sismografo Wiechert verticale,
b) sismografo Wiechert orizzontale,
c) il pendolo regolatore ‘Riefler’ per i segnali del tempo, un apparecchio radio per la ricezione dei segnali orari,
B. Saletta per gli accumulatori, C. Corridoio di accesso ai locali dei sismografi ad amplificazione elettromagnetica, D. Sala dei sismografi ad amplificazione elettromagnetica, con i due sismografi Galitzin e il sismografo Sprengnether su un basamento comune(e), fig.16 E. Saletta per la registrazione fotografica, con galvanometri (f) e due registratori fotografici (g) su appositi supporti, F. Camera oscura per la preparazione delle carte dei sismografi e la registrazione fotografica, G. Saletta dei clinometri, H. Camera oscura per lo sviluppo e il fissaggio delle carte fotografiche.
A. Mechanical-recording seismograph room, containing:
a) the vertical Wiechert seismograph;
b) the horizontal Wiechert seismograph;
c) the Riefler regulator pendulum for time signals; a radio receiver for receiving standard-time signals. B. Battery room. C. Access corridor to the rooms housing the electromagnetically amplified seismographs. D. Electromagnetically amplified seismograph room, containing the two Galitzin seismographs and the Sprengnether seismograph mounted on a shared base (e), Fig. 16. E. Photographic recording room, containing galvanometers (f) and two photographic recorders (g) mounted on dedicated supports. F. Darkroom for preparing the seismograph recording paper and carrying out photographic recording. G. Clinometer room. H. Darkroom for developing and fixing the photographic recording paper.
Figura 15: Evoluzione della rete sismica italiana dal 1954 al 1987 [6]
Figure 15: Evolution of the Italian seismic network from 1954 to 1987 [6]
Figura 16: P lanimetria dei locali destinati alle osservazioni sismiche e ai servizi [14]
Figure 16: Floor plan of the rooms used for seismic observations and related services [14]
La posizione della stazione sismica di Messina, situata in una zona sismicamente attiva, la rendeva di grande interesse per lo studio dei fenomeni sismici e delle caratteristiche della crosta terrestre. Era quindi giustificato il proposito di farne uno dei punti fondamentali della rete sismologica italiana . (fig.15)
The location of the Messina seismic station, situated in a highly active seismic area, made it particularly important for the study of earthquakes and the characteristics of the Earth’s crust. It was therefore considered appropriate to establish it as one of the principal reference stations of the Italian seismological network (Fig. 15).

Gli impianti furono potenziati e ottimizzati per permettere l'installazione e l'utilizzo di nuovi sismografi e strumenti. I locali distribuiti conformemente alla planimetria riportata nella fig. 16, dedicati alle osservazioni sismiche e ai relativi servizi fu divisa in due gruppi.
Il primo gruppo comprendeva una sala per i sismografi che registrava meccanicamente, tramite i due sismografi Wiechert, un pendolo regolatore per il tempo Riefler e un apparecchio radio per ricevere i segnali orari degli osservatori astronomici, una saletta per gli accumulatori e un'ampia camera oscura per le attività fotografiche. Il secondo gruppo si trovava nel padiglione interrato accessibile tramite un lungo corridoio, dove erano posti i sismografi più sensibili con amplificazione elettromagnetica. Suddivisi in una sala per i sismografi a grande periodo e una per i sismografi a breve periodo, una saletta per le componenti a grande periodo, una per la registrazione galvanometrica delle componenti a breve periodo, una per la registrazione ottico-galvanometrica delle componenti a grande periodo e infine una sala per gli strumenti necessari per la periodica determinazione delle costanti strumentali.
Per registrare le due componenti orizzontali Galitzin su un unico foglio, uno dei due registratori fotografici Sprengnether fu modificato, riducendo la velocità di rotazione del tamburo e aggiungendo un secondo riflettore (fig.17).
The facilities were upgraded and optimised to allow the installation and operation of new seismographs and instruments. The rooms used for seismic observations and related services, arranged according to the floor plan shown in Fig. 16, were divided into two groups. The first group included a room for mechanically recording instruments, housing the two Wiechert seismographs, a Riefler regulator pendulum for timekeeping, and a radio receiver used to receive standard-time signals from astronomical observatories. It also comprised a small battery room and a large darkroom for photographic work. The second group was located in an underground pavilion, accessible through a long corridor, and housed the more sensitive seismographs equipped with electromagnetic amplification. The facilities included separate rooms for long-period and short-period seismographs, a room for the long-period components, another for the galvanometric recording of the short-period components, a room for the optical-galvanometric recording of the long-period components, and finally a room containing the instruments required for the periodic determination of instrumental constants.
To record both horizontal Galitzin components on a single sheet, one of the two Sprengnether photographic recorders was modified by reducing the rotational speed of the drum and adding a second reflector (fig.17).
Figura 17: Particolare della registrazione fotografica dello Sprengnether il tamburo con fenditura e il complesso galvanometrico Figure 17: Detail of the Sprengnether photographic recording system: the slotted drum and the galvanometer assembly.
FONTI E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI / SOURCES AND REFERENCES
13. Calcara G. 2004: Breve profilo dell’istituto Nazionale di geofisica (1936 -1963) Quaderni di geofisica n.36 pag. 7- ISSN 1590-2595Agamennone G. L'indirizzo nella costruzione degli strumenti sismici in Italia, in "Bollettino della Società Sismologica Italiana" (1904-1905), Vol., pp.239-252. Modena 1904
14. Girlanda A.- La stazione sismica di Messina’, in "Annali di Geofisica", vol.6, n.1. Roma 1953
Negli stessi anni il direttore di allora, il prof. A. Girlanda progettò, costruì nell’officina dello stesso istituto e collaudò un sismografo ad amplificazione elettromagnetica orizzontale, a breve periodo, dotato di smorzamento elettrodinamico particolarmente utile per monitorare i movimenti causati dalle esplosioni sperimentali, il Sismografo elettromagnetico Girlanda (fig. 18)[15]. Tale strumento fu il prototipo di rivelatori analoghi utilizzati sia in Friuli in una campagna di prospezioni sismiche che nel controllo delle dighe, in particolare sul Vajont [16,17]. Dalla seconda metà degli anni Settanta, grazie allo sviluppo ed all’uso più diffuso e capillare di semiconduttori, si supera il concetto di sismografo come apparecchiatura monolitica realizzando sistemi telemetrati distribuiti sul territorio. Lo strumento prima sensibile agli spostamenti del movimento del suolo diventa un trasduttore elettromagnetico di velocità, ad un solo grado di libertà, quindi sensibile solo ad una direzione del movimento del suolo (verticale od orizzontale), assimilabile ad un pendolo con un periodo proprio di 1 secondo. I segnali elettrici generati dai trasduttori, erano teletrasmessi, anche a decine di chilometri di distanza, agli apparati di registrazione magnetica e riproduzione su carta del sismogramma. Si realizzarono così le prime reti sismiche. L’istituto Geofisico e Geodetico disponeva, alla fine degli anni Settanta, di cinque stazioni sismiche analogiche telemetrate poste a Messina Osservatorio, Ganzirri (ME), Tremestieri (ME), Martino (RC) e Cannitello (RC). La tecnologia disponibile permetteva la trasmissione solo di dati analogici. Quindi per trasmettere a distanza i segnali sismici, di frequenza infrasonica (0.1- 12 Hz), si utilizzava la modulazione in frequenza di una sottoportante che poteva essere teletrasmessa grazie ad appositi radiotrasmettitori a bassa potenza (100 mW), operanti nel campo UHF in un intorno di 470 MHz. La portata di parecchie decine di chilometri era garantita utilizzando antenne fortemente direzionali e ad alto guadagno. Le stazioni sismiche periferiche utilizzavano sismometri Willmore MKIII modulatori e trasmettitori realizzati dalla Earth Data di Southampton; i loro siti erano scelti in funzione del basso rumore antropico, dalla presenza di affioramenti rocciosi e dalla possibilità di posizionare le antenne in modo da garantire la teletrasmissione punto - punto-con la sede dell’istituto geofisico. I segnali sismici, derivati da queste stazioni erano demodulati in tempo reale per realizzare i sismogrammi, e contestualmente registrati su nastro magnetico per successive analisi. Il sistema di registrazione era raffinatissimo: trattavasi di un registratore a nastro a 12 tracce (Racal Geostore) dalle caratteristiche tecniche estremamente performanti.

During the same period, the Institute’s director, Professor A. Girlanda , designed, built in the Institute’s own workshop, and tested a short-period horizontal seismograph with electromagnetic amplification and electrodynamic damping . This instrument, known as the Girlanda electromagnetic seismograph (Fig. 19), was particularly useful for monitoring ground motions generated by experimental explosions (Girlanda, 1963) [15]. It became the prototype for similar detectors subsequently used both in seismic-prospecting campaigns in Friuli and for dam monitoring, particularly at the Vajont Dam (Caloi, 1965, 1977) [16,17]. From the second half of the 1970s onwards, the development and increasingly widespread use of semiconductors led to the replacement of the traditional concept of the seismograph as a single, self-contained instrument with telemetered systems distributed across the territory. The instrument, previously sensitive to ground displacement, became a single-degree-of-freedom electromagnetic velocity transducer, sensitive to only one direction of ground motion, either vertical or horizontal, and comparable to a pendulum with a natural period of one second. The electrical signals generated by the transducers were transmitted, sometimes over distances of several tens of kilometres, to magnetic recording equipment and systems that reproduced the seismograms on paper. This led to the development of the first seismic networks. By the end of the 1970s, the Institute of Geophysics and Geodesy operated five analogue telemetered seismic stations located at the Messina Observatory, Ganzirri and Tremestieri in the Province of Messina, and Martino and Cannitello in the Province of Reggio Calabria. The technology available at the time allowed only analogue data transmission. To transmit seismic signals in the infrasonic frequency range of 0.1 – 12 Hz over long distances, frequency modulation of a subcarrier was therefore used. The modulated signal could be transmitted by dedicated low-power radio transmitters, with an output of 100 mW, operating in the UHF band at approximately 470 MHz. A transmission range of several tens of kilometres was achieved through the use of highly directional, high-gain antennas. The peripheral seismic stations used Willmore MKIII seismometers, together with modulators and transmitters manufactured by Earth Data of Southampton. The sites were selected on the basis of low anthropogenic noise, the presence of exposed bedrock, and the possibility of positioning the antennas so as to ensure point-to-point radio transmission with the headquarters of the Geophysical Institute. The seismic signals received from these stations were demodulated in real time to produce the seismograms and were simultaneously recorded on magnetic tape for subsequent analysis. The recording system was particularly advanced and consisted of a high-performance 12-track magnetic-tape recorder, the Racal Geostore .
Figura 18: Sismografo elettromagnetico Girlanda Figure 18: Girlanda electromagnetic seismograph
Lo sviluppo delle reti sismiche ha consentito una sempre più precisa localizzazione del punto di origine dei sismi (epicentro e ipocentro). Gli algoritmi di localizzazione si basano sullo studio della sequenza dei tempi in cui le perturbazioni sismiche iniziano ad essere rilevate nelle singole stazioni sismiche (primi arrivi ). Ciò comporta che le singole stazioni sismiche debbano essere tutte correlate al medesimo riferimento temporale, così come le diverse reti sismiche per poter correlare i dati tra loro, in modo da affinare la localizzazione degli eventi. Negli anni Ottanta, prima dell’avvento del sistema GPS, la sincronizzazione automatica delle base tempi di tutte le reti sismiche italiane e di parte dell’Europa era garantita da un segnale radio a 77.5 KHz, DCF77 (derivato da uno standard temporale basato sul decadimento dell’atomo di cesio), proveniente da Mainflingen in Germania. In pratica il segnale DCF, ricevuto e demodulato regolava, sistematicamente, la precisione di un orologio elettronico (a Messina un Pateck Philippe) he generava i segnali di sincronizzazione da sovrapporre ai sismogrammi cartacei ed alla registrazione magnetica. La tecnologia analogica di acquisizione dati simici sin qui descritta presentava però dei limiti relativi alla dinamica del segnale ed alla complessità di apparecchiature occorrenti in caso si dovessero trasmettere più segnali sismici con lo stesso canale radio. Essendo i sismometri elettromagnetici strumenti ad un solo grado di libertà le stazioni sismiche analogiche si implementavano utilizzando un solo sismometro sensibile ai movimenti verticali del suolo. In questa configurazione, analogica e minimale, la rete sismica dell’Istituto Geofisico e Geodetico dell’Università di Messina, allora guidato dal Prof. Antonio Bottari , registrò nel mese di maggio 1985 alcune centinaia di eventi di magnitudo alquanto contenuta (magnitudo massima 4.1) distribuiti, nei domini del tempo e della magnitudo, con tipico andamento a sciame (fig.18) [18].
The development of seismic networks made it possible to determine the point of origin of earthquakes — the epicentre and hypocentre — with increasing accuracy. Location algorithms are based on analysing the sequence of times at which seismic disturbances are first detected at the individual stations, known as first arrivals . Consequently, all seismic stations must be synchronised to the same time reference, as must different seismic networks, so that their data can be correlated and event locations refined. During the 1980s, before the introduction of the GPS system, the automatic synchronisation of the time bases of all Italian seismic networks and part of the European network was ensured by the DCF77 radio signal , transmitted at 77.5 kHz from Mainflingen, Germany, and derived from a time standard based on the atomic transition of caesium. In practice, the received and demodulated DCF signal regularly corrected the accuracy of an electronic clock-at Messina, a Patek Philippe instrument — which generated the synchronisation signals superimposed on both the paper seismograms and the magnetic recordings. However, the analogue seismic-data acquisition technology described above had limitations concerning the dynamic range of the signal and the complexity of the equipment required when several seismic signals had to be transmitted through the same radio channel. Since electromagnetic seismometers were single-degree-of-freedom instruments, analogue seismic stations were generally equipped with only one seismometer sensitive to vertical ground motion. Using this minimal analogue configuration, the seismic network of the Institute of Geophysics and Geodesy at the University of Messina, then directed by Professor Antonio Bottari , recorded several hundred low-magnitude events in May 1985. The maximum recorded magnitude was 4.1, and the events displayed a typical swarm-like distribution in both time and magnitude (Fig. 18) [18].

Dal 1985 la rete sismica è stata progressivamente migliorata trasformando le stazioni da analogiche a digitali ed incrementandone il numero fino ad undici: Messina, Ganzirri (ME), Tremestieri (ME), Alì Superiore (ME), Monte Kalfa(ME), Fondachello di Raccuia (ME), Monte Soro(ME), Capo Rafi (RC), Martino (RC), Mosorrofa (RC), Gambarie (RC) (fig.19). Grazie all’ospitalità della sezione ARI (Associazione Radioamatori Italiani ) di Messina sarà anche installato in cima a Dinnammare (ME), un ponte radio, operante a 2,7 GHz,0 per trasferire i segnali provenienti dalle stazioni sismiche posizionate in siti privi di visibilità ottica con la sede di Messina, presso l’Istituto Geofisico e Geodetico.
From 1985 onwards, the seismic network was progressively upgraded by converting the stations from analogue to digital operation and increasing their number to eleven: Messina, Ganzirri (ME), Tremestieri (ME), Alì Superiore (ME), Monte Kalfa (ME), Fondachello di Raccuja (ME), Monte Soro (ME), Capo Rafi (RC), Martino (RC), Mosorrofa (RC), and Gambarie (RC) (Fig. 19). Thanks to the support of the Messina branch of the Italian Amateur Radio Association (ARI ), a 2.7 GHz radio relay station was also installed at the summit of Dinnammare (ME). It enabled signals from seismic stations located at sites without a direct line of sight to be transmitted to the Institute of Geophysics and Geodesy in Messina.
Figura 19: Distribuzione degli epicentri dello sciame sismico del 1985 Figure 19: Distribution of the epicentres of the 1985 seismic swarm

Figura 20: Mappa delle stazioni sismiche gestite dall’Osservatorio in rosso e alcune, nelle aree vulcaniche dell’Etna e delle Eolie, dall’INGV nel periodo 1985 -2000 Figure 20: Map of the seismic stations operated by the Observatory, shown in red, and of several others, in the volcanic areas of Mount Etna and the Aeolian Islands, operated by INGV during the period 1985 – 2000.
Le nuove stazioni digitali erano costituite da terne di sismometri, opportunamente orientati secondo tre componenti di movimento del suolo (Verticale, N-S, E-W) in ogni sito, consentendo una più accurata localizzazione degli eventi. Migliorata la dinamica e l’accuratezza di acquisizione dei segnali grazie alla conversione Analogico-Digitale a 16 Bit, la trasmissione dati era garantita sempre da tratte radio operanti in un intorno di 470 MHz. L’aggiornamento delle apparecchiature di acquisizione periferiche impose la completa sostituzione dei sistemi di registrazione ed analisi. Passando dal registratore analogico multitraccia alla registrazione su Hard Disk utilizzando come backup un videoregistratore opportunamente modificato. La sincronizzazione temporale dei segnali era sempre garantita, come nei sistemi analogici, da un segnale DCF77. Quello appena descritto è il massimo sviluppo della Rete Sismica dello Stretto di Messina, (RSSM),(fig.20) dell’Istituto Geofisico e Geodetico divenuto Osservatorio Sismologico alla fine degli anni 90. Nei primi anni 2000 la centralizzazione dell’acquisizione dati sismici da parte dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) determinerà la sempre maggiore difficoltà a finanziare le attività di monitoraggio e ricerca delle reti locali: per tale motivo la RSSM sarà disattivata nell’anno 2003. Con la chiusura della stazione sismica l’Osservatorio Sismologico dell’Università di Messina ha ampliato le proprie attività di ricerca applicate al settore della sicurezza del territorio , [19] geofisica applicata all’archeologia [20] e didattiche divenendo sede amministrativa del Dottorato di Ricerca , Interuniversitario in Geofisica per l’Ambiente ed il Territorio , realizzando varie edizioni di Master in Diagnostica urbana e territoriale, terza missione organizzando numerosi convegni internazionali e partecipando a progetti interdisciplinari realizzati in partnership con Centri di ricerca di eccellenza a livello nazionale ed internazionale .
The new digital stations consisted of sets of three seismometers at each site, appropriately oriented to record the three components of ground motion: vertical, north – south and east – west. This configuration enabled more accurate earthquake location. The dynamic range and precision of signal acquisition were improved through 16-bit analogue-to-digital conversion, while data transmission continued to rely on radio links operating at frequencies around 470 MHz. The upgrading of the peripheral acquisition equipment required the complete replacement of the recording and data-analysis systems. The analogue multitrack recorder was replaced by hard-disk recording, with a suitably modified video recorder used as a backup system. As in the analogue systems, signal timing continued to be synchronised using the DCF77 radio signal. This configuration represented the highest stage of development of the Messina Strait Seismic Network (RSSM) (Fig. 20), operated by the Institute of Geophysics and Geodesy, which became the Seismological Observatory in the late 1990s. In the early 2000s , the centralisation of seismic-data acquisition by the National Institute of Geophysics and Volcanology (INGV) made it increasingly difficult to secure funding for the monitoring and research activities of local networks. Consequently, the RSSM was deactivated in 2003. Following the closure of the seismic station, the Seismological Observatory of the University of Messina expanded its research activities into the fields of territorial safety and applied geophysics for archaeology . It also strengthened its educational role by becoming the administrative headquarters of the Inter-University PhD Programme in Geophysics for the Environment and the Territory and by organising several editions of a Master’s programme in Urban and Territorial Diagnostics. Its public-engagement activities also expanded through the organisation of numerous international conferences and participation in interdisciplinary projects carried out in partnership with leading national and international research centres .
FONTI E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI / SOURCES AND REFERENCES
15. Girlanda A Sulla realizzazione di due pendoli a breve periodo per sismografi orizzontali e verticali ad amplificazione ottico-galvanometrica. DOI:10.4401/AG-5247. 1963, Published 25 November 1963, Geology, Physics, Annals of Geophysics
16. Caloi P. L’evento del Vajont nei suoi aspetti geodinamici, Aprile 1965
17. Caloi Pietro Migani Marcello, Le sorprendenti perturbazioni locali di una grande diga. Atti della Accademia nazionale dei Lincei. Roma 1977
18. Bottari A., Caccamo D., Carveni P., Cefali F., Falsaperla S., Federico B., Marino A., Neri G., Pietrafesa M., 1985. Studio preliminare dello sciame sismico del maggio 85 nello Stretto di Messina. Atti 4° Conv. Ann. GNGTS, 241-252
19. Domenica De Domenico, Antonio Teramo, Davide Campo, GPR surveys for the characterization of foundation plinths within a seismic vulnerability analysis, Journal of Geophysics and Engineering, Volume 10, Issue 3, 2013, 034007, https://doi.org/10.1088/1742-2132/10/3/034007
20. D. De Domenico, F. Giannino, G. Leucci, C. Bottari, “ Integrated geophysical surveys at the archaeological site of Tindari (Sicily, Italy), Journal of Archaeological Science, Vol 33, Issue 7, 2006, pp 961-970, ISSN 0305-4403, https://doi.org/10.1016/j.jas.2005.11.004
Sin dal gennaio 1913 l’Osservatorio di Messina entrò a far parte del neocostituito Regio Servizio Aerologico Italiano e quindi alle osservazioni meteorologiche classiche furono associate anche le osservazioni aerologiche effettuate mediante lancio di palloni Pilot. Nel maggio 1923 , dopo la costituzione del Commissariato dell’Aeronautica, venne istituito presso l’Osservatorio un “ Centro Aerologico ”, di fatto controllato dall’Aeronautica, che aveva il compito di effettuare le previsioni del tempo per la navigazione aerea e per quella marittima affidandolo al dott. Oreste De Pasquale , assistente ordinario alla cattedra di Geodesia e Fisica Terrestre dell’Università. Con la costituzione dell’Ufficio Presagi, nel 1925, l’attività di detto Centro acquistò sempre maggiore importanza e la giurisdizione si estese alla Sicilia, Calabria, Libia e mari adiacenti. Furono attivate le osservazioni per “Rotte Aeree”, con osservazioni aeronautiche triorarie dalle 04 alle 17 UTC (in inverno dalle 06 alle 14 UTC). Inoltre, l’Osservatorio fu incluso tra le Stazioni Internazionali (Meteo Italia) con l’indicativo 116 ed osservazioni alle 07 e 18 UTC. Il 1° luglio 1928 il dott. De Pasquale, direttore del Centro Aerologico, passò nei ruoli dell’Amministrazione Aeronautica, mantenendo la qualifica di vicedirettore dell’Osservatorio. Le osservazioni per le rotte aeree divennero 5 al giorno per tutto l’anno (alle 03-05-09-11-15 UTC). Nel 1929 , a seguito della unificazione degli indicativi delle stazioni meteorologiche da parte della Commissione Internazionale di Meteorologia Sinottica, l’indicativo internazionale di Messina fu cambiato in 316, mentre fu anche assegnato l’indicativo aeronautico (per le Rotte Aeree) 16. Alle osservazioni per il Meteo Italia fu aggiunta anche l’osservazione delle ore 13 UTC. Nel luglio del 1930 , il Ministero dell'Aeronautica, dovendo procedere all'impianto di un posto Radiogonometrico per l'assistenza dei velivoli delle linee di navigazione aerea, chiese al Comune di Messina la concessione dei locali per potervi ospitare il posto stesso. Il 20 maggio 1931 l’Osservatorio di Messina assumeva la funzione di stazione di 1a classe e Ufficio Meteorologico Regionale, con 4 osservazioni sinottiche (alle 05-07- 13-18 UTC) e altre 4 osservazioni aeronautiche (alle 03-09-11-15 UTC).

Since January 1913 , the Messina Observatory had been part of the newly established Royal Italian Aerological Service . Alongside traditional meteorological observations, aerological measurements were therefore introduced through the launch of pilot balloons. In May 1923 , following the establishment of the Air Force Commissariat, an Aerological Centre was created at the Observatory. Effectively controlled by the Air Force, the Centre was responsible for weather forecasting for both air and maritime navigation. Its management was entrusted to Dr Oreste De Pasquale , assistant professor of Geodesy and Terrestrial Physics at the University. With the establishment of the Forecasting Office in 1925, the Centre’s activities became increasingly important, and its area of responsibility was extended to Sicily, Calabria, Libya and the surrounding seas. Observations for the Air Routes were introduced and carried out every three hours from 04:00 to 17:00 UTC, and from 06:00 to 14:00 UTC during winter. The Observatory was also included among the international Meteo Italia stations, with identification code 116 and observations at 07:00 and 18:00 UTC. On 1 July 1928 , Dr De Pasquale, director of the Aerological Centre, joined the Air Force Administration while retaining his position as deputy director of the Observatory. Air-route observations were increased to five per day throughout the year, at 03:00, 05:00, 09:00, 11:00 and 15:00 UTC. In 1929, following the standardisation of meteorological station codes by the International Commission for Synoptic Meteorology, Messina’s international code was changed to 316, while aeronautical code 16 was assigned for air-route observations. A further Meteo Italia observation at 13:00 UTC was also introduced. In July 1930 , the Ministry of the Air Force, intending to establish a radio direction-finding station to assist aircraft operating on scheduled air routes, requested that the Municipality of Messina provide suitable premises at the Observatory. On 20 May 1931 , the Messina Observatory became a first-class station and Regional Meteorological Office, carrying out four synoptic observations at 05:00, 07:00, 13:00 and 18:00 UTC, as well as four aeronautical observations at 03:00, 09:00, 11:00 and 15:00 UTC.
Figura 21: Atto di cessione dall’Amm.ne provinciale di Messina alla Regia Aeronautica Figure 21: Deed of Transfer from the Provincial Administration of Messina to the Royal Italian Air Force


Figura 22: Libri del Prof. G. B. Rizzo del 1893 e 1917 Figure 22: Books by Professor G. B. Rizzo, published in 1893 and 1917
La cessione della biblioteca da parte della Provincia ha consentito il possesso di pochi ma certo preziosi, unici, annuari di statistica meteorologica , riguardanti i primi anni del secolo; sono stati rinvenute infatti le Osservazioni meteorologiche e sismiche relative all'Osservatorio degli anni 1904,1910,1911,1912 raccolte in “ Annuari ”, la stampa dei quali venne interrotta con l’inizio della guerra mondiale e ripresa nel 1937. Sono, inoltre, state ritrovate pubblicazioni del Prof. Filippo Eredia e studi del Prof. G.B. Rizzo , risalenti alla fine del 1800 e agli inizi del 1900 ; (fig.22) inoltre un notevole carteggio di documentazione meteorologica e climatologica con i più importanti Osservatori dell'epoca, tra cui quello di Torino, con dati risalenti al 1760. Nel 1934 fu introdotto il nuovo sistema di numerazione delle stazioni meteorologiche e a Messina fu assegnato l’indicativo 341. Il 15 novembre 1935 furono istituite le Centrali di Assistenza al Volo (CAV), con il compito di provvedere alla sicurezza ed alla regolarità del volo nella circoscrizione di propria competenza. Una di queste fu impiantata a Messina fino al suo trasferimento all’aeroporto di Siracusa, il 1° luglio 1937. Il 1° settembre 1936 entrò in vigore la nuova struttura della rete del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica. L’Osservatorio di Messina fu mantenuto come stazione di 1a classe, con indicativo sinottico 651 ed aeronautico S51. Le osservazioni sinottiche furono portate a 8 osservazioni al giorno (01-04-07-10-13-16-18-22) e quelle aeronautiche ogni 30 minuti dalle 04 alle 17:30 (in inverno dalle 05:30 alle 16:30). Il pozzetto barometrico fu fissato a 52 m. Nel 1937 , con il trasferimento della CAV (e del Prof. Di Pasquale) a Siracusa, l’Osservatorio di Messina cambiò anche l'indirizzo scientifico, rivolto sempre di più alla parte meteorologica e divenne O.S.S.M.A. (Osservatorio Scientifico Sperimentale di Meteorologia Aeronautica ), intitolato al “Prof. Filippo EREDIA”, primo Capo del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica, con direttore il dott. Dante Camiciotti e furono avviate ricerche nel campo dell’elettricità atmosferica. Nel 1939 a causa del decesso del dott. Camiciotti, all’Osservatorio ritornò il Prof. De Pasquale che tuttavia il 10 giugno 1940, militarizzato con il grado di T. Col., fu assegnato ad una Grande Unità aerea.
The transfer of the library by the Provincial Administration made it possible to preserve a small but exceptionally valuable collection of unique meteorological statistical yearbooks dating from the early twentieth century. These include the Observatory’s meteorological and seismic observations for 1904, 1910, 1911 and 1912, collected in annual volumes. Their publication was interrupted by the outbreak of the First World War and resumed in 1937. The collection also includes publications by Professor Filippo Eredia, studies by Professor G. B. Rizzo dating from the late nineteenth and early twentieth centuries, and extensive correspondence containing meteorological and climatological records exchanged with some of the most important observatories of the period, including the Turin Observatory, with data dating back to 1760. In 1934 , a new numbering system for meteorological stations was introduced, and Messina was assigned the identification code
341. On 15 November 1935, the Flight Assistance Centres (Centrali di Assistenza al Volo, CAV) were established to ensure the safety and regularity of air traffic within their respective areas of responsibility. One of these centres operated in Messina until it was transferred to Syracuse Airport on 1 July 1937. On 1 September 1936 , the new organisational structure of the Air Force Meteorological Service came into force. The Messina Observatory retained its status as a first-class station, with synoptic code 651 and aeronautical code S51. Synoptic observations were increased to eight per day, at 01:00, 04:00, 07:00, 10:00, 13:00, 16:00, 18:00 and 22:00 UTC. Aeronautical observations were carried out every thirty minutes from 04:00 to 17:30 UTC, and from 05:30 to 16:30 UTC during winter. The barometer elevation was set at 52 metres. In 1937 , following the transfer of the Flight Assistance Centre and Professor De Pasquale to Syracuse, the scientific activities of the Messina Observatory became increasingly focused on meteorology. The institution was renamed O.S.S.M.A. — Experimental Scientific Observatory of Aeronautical Meteorology and dedicated to Professor Filippo Eredia, the first head of the Air Force Meteorological Service. Under the direction of Dr Dante Camiciotti , research into atmospheric electricity was initiated. After Dr Camiciotti’s death in 1939, Professor De Pasquale returned to the Observatory. However, on 10 June 1940, after being militarised with the rank of Lieutenant Colonel, he was assigned to a major Air Force unit.
Con l’avvento dell’Aeronautica Militare furono sostituite in parte anche le apparecchiature, per rendere i dati meteo rilevati omogenei a tutti gli altri della rete Aeronautica Italiana. Questi cambiamenti non pregiudicarono l'attività di ricerca e di studio. Anzi si può affermare che sotto l'impulso del nuovo Direttore, il prof. Oreste De Pasquale, collaborato da Ufficiali che poi hanno raggiunto i più alti vertici in ambito Aeronautico, tra cui i Gen. Rispoli, Cicala e Todisco, l'Osservatorio godette di un lungo e fecondo periodo di evoluzione tecnica. È proprio in questo periodo che l'osservatorio diventa l'ente accentratore della rete attinometrica nazionale in quanto le 25 stazioni che rilevavano giornalmente i dati con l'attinografo di Robitzsch inviavano i loro diagrammi all'osservatorio per l'elaborazione e gli studi di ricerca. Dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, la stazione meteo continuò a funzionare fino al 18 agosto 1943, data di arrivo delle truppe americane. L’Osservatorio, già danneggiato dalle bombe, fu vandalizzato dagli Alleati e spogliato di tutti gli arredi e dell’archivio meteorologico pluridecennale. La stazione meteorologica di Messina fu riattivata il 28 marzo 1944 mentre il 10 novembre 1944 venne disposta la riapertura dell’O.S.S.M.A., assegnandovi nuovamente il De Pasquale, che ne avviò la ricostruzione. L’O.S.S.M.A. riprese a funzionare nel 1947 e contestualmente vi fu trasferita la stazione di radiosondaggio già operativa a Trapani Chinisia, con il Cap. Fortunato Rispoli come Capo Servizio. Con la costituzione dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale entrò in vigore la nuova numerazione delle stazioni di osservazione, in base alla quale a Messina fu assegnato il nuovo indicativo 16420 . La stazione era ubicata nella c.d. “ cabina astronomica ”, una stanza circolare sul lato O; il pozzetto barometrico fu fissato a 54 m .


Figura 23: La vecchia e la nuova capannina (Arch. SVZ Meteo) Figure 23: The old and new instrument shelters (SVZ Meteo Archive)
With the establishment of the Italian Air Force, some of the Observatory’s equipment was replaced in order to standardise its meteorological data with those collected across the national aeronautical network. These changes did not hinder scientific research. On the contrary, under the leadership of Professor Oreste De Pasquale, supported by officers who later reached senior positions in the Air Force — including Generals Rispoli, Cicala and Todisco — the Observatory experienced a long and productive period of technical development. During this period, the Observatory became the central institution of the national actinometric network. The 25 stations that recorded daily data using Robitzsch actinographs sent their charts to Messina for processing and scientific analysis. After the outbreak of the Second World War, the meteorological station remained operational until 18 August 1943, when American troops arrived. The Observatory, already damaged by bombing, was subsequently vandalised by Allied forces and stripped of its furnishings and its decades-long meteorological archive. The Messina meteorological station was reactivated on 28 March 1944. On 10 November of the same year, the reopening of the O.S.S.M.A. was authorised, and Professor De Pasquale was once again appointed to the Observatory, where he began the reconstruction process. The O.S.S.M.A. resumed operations in 1947. At the same time, the radiosonde station previously operating at Trapani Chinisia was transferred to Messina, with Captain Fortunato Rispoli serving as head of the service. Following the establishment of the World Meteorological Organization, a new numbering system for observation stations came into force, and Messina was assigned the identification code 16420 . The station was located in the so-called “ astronomical cabin ”, a circular room on the western side of the building, and the barometer elevation was set at 54 metres .




Figura 26: Interno della stazione, con barometro di stazione e microbarografo (Arch. SVZ Meteo) Figure 26: Interior of the station, with the station barometer and microbarograph (SVZ Meteo Archive)
Figura 25: Pluviografo raccoglitore (Arch. SVZ Meteo) Figure 25: Recording rain gauge (SVZ Meteo Archive)
Figura 24: Veduta aerea e pianta dell’Osservatorio (Arch. SVZ Meteo) Figure 24: Aerial view and floor plan of the Observatory (SVZ Meteo Archive)

Figura 27: Quaderno di Stazione per la trascrizione dei dati meteorologici (anno 1954) Figure 27: Station logbook for recording meteorological data (1954)

Figura 28: Torre per radiosondaggi dell'Osservatorio di Messina. E' visibile l'antenna per l'inseguimento della radiosonda. (Sacco) Figure 28: Radiosonde tower at the Messina Observatory. The antenna used to track the radiosonde is visible. (Sacco)
Nei primi anni ’ 50 venne anche potenziata l’attività scientifica dell’O.S.S.M.A., soprattutto nel
dell’attinometria, dell’evaporazione e della turbolenza atmosferica, mentre nel 1956 il Cap. Rispoli, trasferito a Pisa, fu sostituito dal Cap. Cicala nel controllo delle osservazioni da radiosondaggio per le quali fu costruita una apposita torre, poi demolita nel 1994.
campo
In the early 1950s , the scientific activities of the O.S.S.M.A. were further expanded, particularly in the fields of actinometry, evaporation and atmospheric turbulence . In 1956, following Captain Rispoli’s transfer to Pisa, Captain Cicala took over the supervision of radiosonde observations. A dedicated tower was built for this purpose and remained in use until its demolition in 1994 .

Figura 29: Piranometro Robitzsch ed eliofanografo sul terrazzo dell’Osservatorio (Arch. SVZ Meteo) Figure 29: Robitzsch pyranometer and sunshine recorder on the Observatory terrace (SVZ Meteo Archive)

Figura 30: Veduta aerea e pianta dell’Osservatorio (Arch. SVZ Meteo) Figure 30: BREWER spectrophotometer on the Observatory terrace (Pagano, 2018)

Figura 31: Rete osservativa A.M. anno 1955 Figure 31: Italian Air Force observation network, 1955
Intanto il 1° luglio 1954 fu stata avviata dal Servizio meteorologico la realizzazione di una rete di “ osservazioni speciali ”, a cominciare da quelle relative alla misura della radiazione solare e dell'ozono. Grazie alle esperienze acquisite nel campo dell’attinometria, la gestione della rete attinometrica, basata su 25 punti di osservazione , fu affidata all’O.S.S.M.A . di Messina. Le osservazioni della radiazione solare erano effettuate per mezzo di Piranometri bimetallici Robitzsch , quelle di ozono colonnare per mezzi di spettrofotometri Dobson , successivamente sostituiti dai più moderni Brewer, cosi Messina divenne una tra i primi centri in Italia a monitorare l'ozono con lo spettrofotometro di Dobson;
Meanwhile, on 1 July 1954 , the Meteorological Service began establishing a network of “ special observations ”, initially focused on the measurement of solar radiation and ozone. Thanks to the expertise developed in the field of actinometry, management of the national actinometric network, consisting of 25 observation sites , was entrusted to the O.S.S.M.A. in Messina. Solar radiation was measured using Robitzsch bimetallic pyranometers , while total-column ozone was
with spectrophotometers , later replaced by the more advanced Brewer instruments. Messina thus became one of the first centres in Italy to monitor atmospheric ozone using a Dobson spectrophotometer.
observed
Dobson
Il 1° ottobre 1956 la stazione meteo venne chiusa a seguito dell’apertura di una stazione di 1° classe sull’aeroporto di Reggio Calabri a e di una stazione sinottica sul Monte Antennamare , mantenendo attivi il servizio di radiosondaggio e le osservazioni speciali.
On 1 October 1956 , the meteorological station was closed following the opening of a first-class station at Reggio Calabria Airport and a synoptic station on Mount Antennamare . However, the radiosonde service and the special observations remained operational.

Figura 32: Bollettino meteorologico quotidiano Stato del Tempo - 1 settembre 1967 Figure 32: Daily Weather Bulletin: Weather Conditions on September 1, 1967

Figura 33: Bollettino meteorologico quotidiano Analisi al suolo - 17 settembre 1967 Figure 33: Daily Weather Bulletin: Surface Analysis on September 17, 1967
Nacquero pure le collaborazioni scientifiche offerte per progetti gestiti dagli Enti superiori e le pubblicazioni sulla "Rivista di Meteorologia Aeronautica” come quella presentata nel 1965 su una serie di nefoanalisi ricavate da telefoto del satellite TIROS IV. L’Osservatorio di 1° classe venne ripristinato il 1° giugno 1959, fu assegnato il nuovo indicativo ICAO LICF, e furono attivate altre osservazioni speciali quali la raccolta delle precipitazioni per la misura della radioattività (dal 1° marzo 1958 al 1973), della radioattività nell’aria (servizio RADSAMP, sarà soppresso negli anni’ 90). Inoltre, l’Osservatorio fu inserito nella rete dell’OMM RBSN (Regional Basi Synoptic Network). Nel 1962 il Prof. De Pasquale, raggiunti i limiti di età fu sostituito alla Direzione dell’O.S.S.M.A. dal Cap. Gino Todisco, poi dal Magg. Abele Nania, dal T.Col. Fernando Buroni e dal Cap. Platania. Si arriva così al 1973; è l'anno in cui lo Stato Maggiore A.M. decise di trasformare l'Osservatorio in una semplice Stazione Meteorologica comandata da un Sott/le. Sono anni non facili, perché trasformazioni sociali, politiche, economiche e tecnologiche premono alle spalle e mettono in discussione ogni certezza e ogni risultato conseguito. Da Teleposto solo con nucleo meteo dei primi anni, si passa nel 1977 anche alla formazione di un nucleo tecnico-logistico per l'apertura del Servizio Microfilmatura dei diagrammi meteo registrati dagli strumenti in uso. È questo, un servizio a carattere nazionale che ha permesso la conservazione dei parametri meteorologici più rappresentativi in bobine con metodo fotografico; ed è stato un primo passo verso l'archiviazione di dati che altrimenti, come prodotto cartaceo, sarebbero andati perduti, ma nell’anno 2008 con l’avvento della tecnologia informatica il servizio sarà dismesso. Nei primi anni ‘ 80, per la necessità di monitorare l'atmosfera che ci circonda, si è partiti con un programma di Osservazioni Speciali che comprende vari servizi, tra cui la raccolta per le analisi chimiche delle precipitazioni e uno spettrofotometro solare (BREWER) per le rilevazioni di ozono e di altri componenti dell'aria come il particolato atmosferico. Naturalmente, tutta quest’attività non è a discapito di quella parte primaria e operativa che riguarda le osservazioni ed il rilevamento meteo.
Scientific collaborations were also established through projects coordinated by higher-level institutions, together with publications in the Rivista di Meteorologia Aeronautica . One example was a 1965 study presenting a series of cloud analyses derived from telephotographs transmitted by the TIROS IV satellite. On 1 June 1959 , the Observatory regained its status as a first-class station and was assigned the new ICAO code LICF . Additional special observations were introduced, including the collection of precipitation samples for radioactivity measurements from 1 March 1958 to 1973 , as well as measurements of airborne radioactivity through the RADSAMP service , which was discontinued in the 1990s. The Observatory was also included in the WMO’s Regional Basic Synoptic Network (RBSN) . In 1962, after Professor De Pasquale reached retirement age, he was succeeded as director of the O.S.S.M.A. by Captain Gino Todisco, followed by Major Abele Nania, Lieutenant Colonel Fernando Buroni and Captain Platania. In 1973 , the Air Force General Staff decided to transform the Observatory into a standard meteorological station under the command of a non-commissioned officer. These were years of profound social, political, economic and technological change. In 1977, a technical and logistical unit was added to the existing meteorological section in order to establish a national microfilming service for the charts produced by meteorological instruments. This service made it possible to preserve the most significant meteorological parameters on photographic reels, representing an important early step towards systematic data archiving. It was discontinued in 2008 following the introduction of digital technologies. In the early 1980s, a new programme of special observations was launched to improve atmospheric monitoring. It included the collection of precipitation samples for chemical analysis and the use of a Brewer solar spectrophotometer to measure ozone and other atmospheric components, including particulate matter. These activities complemented, rather than replaced, the Observatory’s primary operational role in meteorological observation and monitoring.
Con la riforma delle Forze Armate e la soppressione della leva obbligatoria a partire dai primi anni 2000 , il personale dell’Aeronautica Militare in servizio presso il Teleposto AM di Messina, ha visto una progressiva diminuzione d’organico che ha comportato la riorganizzazione di tutti i servizi espletati. Tra i primi servizi ad essere penalizzati da questo nuovo riassetto, va ricordato la soppressione del servizio di microfilmatura avvenuta nel 2008. La stazione meteorologica ha comunque continuato ad effettuare osservazioni regolari ogni 3 ore, per la meteorologia sinottica mediante la produzione di messaggi nel formato SYNOP, e osservazioni per la meteorologia aeronautica in formato METAR rilevati a cadenza oraria H24, sette giorni su sette. Tutti i messaggi prodotti hanno contribuito ad alimentare la rete “ Global Telecomunication Service ” dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale . Allo stesso tempo, si è andato via via rivalutando l’interesse storico oltre che scientifico, dei libri, pubblicazioni e documenti conservati presso la biblioteca del Teleposto. Tra i documenti più interessanti, vanno senz’altro citati quelli scritti tra la fine del 1800 e i primi del 1900 ed in particolare quelli del Prof. G.B. Rizzo. Dal 2015 , grazie alla partecipazione alla scuola di Dottorato in Fisica del Capo della Sezione Meteorologica di Sigonella , è iniziata una strettissima collaborazione con l’Università di Messina, per quanto riguarda l’analisi dei dati climatici, mediante tecniche innovative come le “ Wavelet ”, che hanno consentito di comprendere meglio le complesse dinamiche climatiche che guidano il processo di riscaldamento globale dell’atmosfera. Tale collaborazione è continuata successivamente a seguito dell’approvazione del progetto “AEROMAT” che tra gli obiettivi includeva l’effettuazione di simulazioni numeriche di previsioni meteorologiche e di emissioni vulcaniche dell’Etna e dello Stromboli (e, in alcuni casi di Vulcano) tramite sistemi di modellistica numerica quali il Weather Research and Forecasting (WRF) accoppiato al Core Advanced Research WRF (ARW) e WRF-Chem sviluppati e ottimizzati presso l’Università di Messina. Questi modelli vengono impiegati sia per applicazioni operative che di ricerca, `e sono in grado di effettuare simulazioni di fenomeni atmosferici con elevata risoluzione spaziale e temporale [21-23]. Dal 2 novembre 2022 dopo ulteriori pensionamenti non più rimpiazzati, il servizio viene ridotto da H24 ad 06-18 UTC e contestualmente viene avviato il programma per l’automatizzazione del sito come conseguenza di una decisione a carattere nazionale. Oggi l’Osservatorio si presenta in tutto il suo splendore, sempre operativo anche se parzialmente, e rimane un luogo storico meta di appassionati e scolaresche in visita didattica.
With the reform of the Armed Forces and the abolition of compulsory military service in the early 2000s , the number of Italian Air Force personnel serving at the Messina meteorological station gradually decreased . This led to a reorganisation of all services. One of the first activities affected was the microfilming service, which was discontinued in 2008. Nevertheless, the meteorological station continued to carry out regular observations every three hours for synoptic meteorology, producing messages in SYNOP format, as well as hourly aeronautical observations in METAR format, 24 hours a day, seven days a week. These messages contributed to the World Meteorological Organization’s Global Telecommunication System . At the same time, increasing attention was devoted to the historical and scientific value of the books, publications and documents preserved in the station library, particularly those written between the late nineteenth and early twentieth centuries, including the works of Professor G. B. Rizzo. Since 2015, the participation of the Head of the Sigonella Meteorological Section in the PhD programme in Physics has fostered close collaboration with the University of Messina in the analysis of climate data. Innovative techniques such as wavelet analysis have helped improve understanding of the complex climatic dynamics involved in atmospheric global warming. This collaboration continued through the AEROMAT project , which included numerical simulations of weather conditions and volcanic emissions from Mount Etna, Stromboli and, in some cases, Vulcano. These simulations were carried out using numerical modelling systems such as the Weather Research and Forecasting model (WRF), coupled with the Advanced Research WRF core (ARW) and WRF-Chem , developed and optimised at the University of Messina. These models are used for both operational and research applications and can simulate atmospheric phenomena at high spatial and temporal resolution [21-23]. Following further retirements that were not replaced, on 2 November 2022 the service was reduced from continuous 24-hour operation to the period from 06:00 to 18:00 UTC . At the same time, a national programme for the automation of the site was launched. Today, the Observatory retains its historic splendour and remains partially operational . It continues to be an important scientific and cultural landmark, visited by enthusiasts and school groups for educational activities .


Figura 35: Anemometro a coppette (P. Pagano 2018) Figure 35: Cup Anemometer (P. Pagano, 2018)
Figura 36: Prospetto Sud-Est Osservatorio Meteorologico A.M. (R. Cancelliere 2022) Figure 36: Southeast Elevation of the Italian Air Force Meteorological Observatory (R. Cancelliere, 2022)


Figura 37: Istituto di geofisica
Figura 38: Annullo postale per il 150° anniversario dell’Osservatorio Meteorologico e Geodinamico di Messina (1876– 2026)
Figure 37 : Institute of Geophysics
Figure 38: Postal cancellation commemorating the 150th anniversary of the Meteorological and Geodynamic Observatory of Messina (1876 – 2026).
FONTI E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI / SOURCES AND REFERENCES
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22. Castorina G., Caccamo M.T., Colombo F., Magazù S. “The role of physical parameterizations on the numerical weather prediction: Impact of different cumulus schemes on weathe r forecasting on complex orographic areas”, Atmosphere, 2021, 12(5), 616 https://doi.org/10.3390/atmos12050616
23. Rizza U., Brega F., Caccamo, M.T., Castorina G., Morichetti M., Munaò G., Passerini G., Magazù S. “Analysis of the Etna 2015 eruption using WRF – CHEM model and satellite observations ”, Atmosphere, 11 (11), art. no. 1168, 2020. https://doi.org/10.3390/atmos11111168
La lungimiranza di un fisico terrestre: la vita di Giovanni Battista Rizzo tra le fitte trame del tessuto socioculturale, scientifico e accademico di fine XIX e inizio XX secolo
The foresight of a geophysicist: the life of Giovanni Battista Rizzo within the complex social, cultural, scientific and academic context of the late 19th and Early 20th Centuries

Spesso accade che i tragici eventi storici del nostro Paese oscurino grandi personalità di spicco, che hanno dato un contributo importante al mondo scientifico. Tra queste è impossibile non annoverare la figura del prof. Giovanni Battista Rizzo . Giovanni Battista Rizzo nasce a Monastero di Vasco (CN) il 4 marzo 1863 , in un’umile famiglia piemontese. Malgrado le condizioni economiche non propriamente favorevoli, Giovanni riesce a proseguire i suoi studi nella vicina Mondovì . Nel 1883 si iscrive all’Università di Torino, salvo poi essere chiamato alle armi durante i tre anni successivi, impendendogli così di proseguire la sua formazione accademica per quel periodo [1]. Nel 1886 entra al “ Collegio Carlo Alberto ” di Torino, esistente ancora oggi come prestigioso istituto di ricerca. Il 13 luglio 1889 si laurea in fisica, presso la Regia Università degli Studi di Torino, esponendo la Tesi “Confronto delle Forze Elettromotrici di due coppie Elettriche” (Allegato Storico A): la votazione finale risulta essere di 74/80 . Tra i membri della Commissione di Laurea spicca il nome del prof. Francesco Porro , una figura determinante nelle scelte lavorative successive di Giovanni Battista stesso. Nel medesimo anno, infatti, egli entra come studente di Meteorologia all’Osservatorio Astronomico di Torino , il cui direttore era proprio il già citato Porro, del quale diventa assistente nel 1890 . Consegue la libera docenza in ottica fisica e spettroscopia a Torino dal 1894 al 1906 [1].
It often happens that the tragic events in our country’s history overshadow outstanding personalities who made important contributions to the scientific world. Among them, Professor Giovanni Battista Rizzo undoubtedly deserves to be remembered. Giovanni Battista Rizzo was born in Monastero di Vasco (Cuneo) on 4 March 1863 , into a modest Piedmontese family. Despite difficult economic circumstances, he was able to continue his studies in nearby Mondovì . In 1883 , he enrolled at the University of Turin , but during the following three years he was called up for military service, which prevented him from continuing his academic education during that period [1]. In 1886 , he entered the Collegio Carlo Alberto in Turin, which still exists today as a prestigious research institution. On 13 July 1889 , he graduated in Physics from the Royal University of Turin, presenting a thesis entitled “Comparison of the Electromotive Forces of Two Electric Cells” (Historical Appendice A). His final mark was 74/80 . Among the members of the degree examination committee was Professor Francesco Porro , who would later play a decisive role in Giovanni Battista Rizzo’s professional career. In that same year, Rizzo joined the Astronomical Observatory of Turin as a student of Meteorology. The Observatory was directed by Porro, and in 1890 Rizzo became his assistant. He subsequently obtained the qualification to teach physical optics and spectroscopy at the University of Turin, a position he held from 1894 to 1906 . [1]
Figura 1: Ritratto di Giovanni Battista Rizzo, eseguito dall'Artista G. Magazzù e attualmente esposto nel Rettorato dell'Università di Messina
Figure 1: Portrait of Giovanni Battista Rizzo, painted by the artist G. Magazzù and currently displayed in the Rectorate of the University of Messina.

Figura 2: Cartolina Postale del 3 marzo 1895 scritta da G. B. Rizzo, conservata presso gli Archivi Storici dell'Università di Torino (ASUT).
Figure 2: Postcard dated 3 March 1895, written by G. B. Rizzo and preserved in the Historical Archives of the University of Turin (ASUT).

Figura 3: Lettera del 3 Marzo 1895.
“Partanna, 3 marzo 1895.
Pregiatissimo Professore, Prima che lasciassi Torino, le parlai della tesi di laurea che avevo in mente, lei mi sconsigliò di trattarla, considerata la zuccaggine di certi professori; ma io ho disubbidito al suo amorevole consiglio e mi sono fatto dare dell’eretico e dell’asino… vero è che li ho ricambiati; ma è vero altresì che nella pubblica discussione li ho ridotti al silenzio. Questa vittoria non dice però che il lavoro sia buono; quindi prego lei di tirarmi per le orecchie dove ho sbagliato. Lo so che è occupatissimo ma deve fare penitenza di avermi ammaestrato alla verità.
G. Rizzo”
"Partanna, 3 March 1895.
Most Esteemed Professor, Before you left Turin, I spoke to you about the graduation thesis I had in mind. You advised me not to pursue it, considering it a foolish idea on the part of certain professors; but I disobeyed your affectionate advice and ended up being called a heretic and a donkey … It is true that I paid them back in kind; but it is also true that, during the public discussion, I reduced them to silence. This victory, however, does not mean that my work is good; therefore, I ask you to pull my ears wherever I have gone wrong. I know that you are extremely busy, but you must atone for having instructed me in the truth.
G. Rizzo”
Figure 3: Letter dated 3 March 1895.
Risale al 1895 una corrispondenza epistolare con il prof. Cesare Lombroso (vedere Figure 2 e 3): sembra che prima della sua laurea effettiva, abbia avuto dei contrasti con la commissione riguardo la sua Tesi, senza però specificare i soggetti interessati. Non sono stati trovati altri documenti di Rizzo o del prof. Lombroso, il che potrebbe presupporre una loro diretta conoscenza in ambito universitario o in altri contesti sociali, vista la permanenza di entrambi a Torino negli stessi anni [2]. Nel 1897 lascia definitivamente il posto di assistente presso l’Osservatorio di Torino. La motivazione fondante di questa decisione sembra risalire al deterioramento dei rapporti con il suo ex professore e Direttore della struttura[1]. Il 28 settembre dello stesso anno tiene una conferenza in occasione della nascita effettiva della SIF (Società Italiana di Fisica) , discutendo di energia solare[3]. Proprio a proposito della Costante Solare egli effettua studi approfonditi sulla vetta del Rocciamelone (Piemonte, 1897), intuendo come la sua misurazione possa essere influenzata dalla vicinanza del mare: discutendo dei vari dati registrati da un collega illustre dell’epoca (Knut Ångström , direttore dell’Istituto Fisico dell’Università di Upsala) chiarisce come la divergenza dei valori della stessa costante siano dovuti alla presenza di minutissime goccioline in sospensione negli strati più alti dell’atmosfera, tipiche delle regioni marine[4]. Nel contempo, inoltre, egli si dedica a una serie di altri studi riguardanti tematiche prettamente climatologiche, recandosi spesso alla capanna Regina Margherita situata sul Monte Rosa . Proprio per questa sua perenne dedizione, il medico fisiologo Angelo Mosso il 24/04/1898 , scrive una lettera, all’allora Ministro dell’Agricoltura e del Commercio, parlando in merito alla figura di Giovanni Battista (Allegati Storici B, C, D).
A correspondence dating back to 1895 exists between Rizzo and Professor Cesare Lombroso (see Figures 2 and 3). It appears that, prior to officially obtaining his degree, Rizzo had disagreements with the examination committee concerning his thesis, although the individuals involved are not specified. No other documents by Rizzo or Professor Lombroso have been found, which may suggest that the two knew each other directly within the university environment or through other social circles, given that both were in Turin during the same period. [2] In 1897 , Rizzo permanently left his position as assistant at the Turin Observatory. The main reason for this decision appears to have been the deterioration of his relationship with his former professor and the Director of the Observatory. [1] On 28 September of the same year, he gave a lecture on solar energy on the occasion of the formal establishment of the Italian Physical Society (SIF). [3] Rizzo carried out in-depth studies on the solar constant at the summit of Rocciamelone in Piedmont in 1897. He recognised that its measurement could be influenced by proximity to the sea. Discussing data collected by the distinguished scientist Knut Ångström , Director of the Institute of Physics at Uppsala University, Rizzo suggested that differences in measured values of the solar constant could be attributed to the presence of extremely small droplets suspended in the upper layers of the atmosphere, typical of maritime regions. [4] At the same time, he also devoted himself to a number of studies on specifically climatological topics, frequently visiting the Regina Margherita Hut on Monte Rosa . In recognition of his constant dedication to scientific research, the physician and physiologist Angelo Mosso , on 24 April 1898 , wrote a letter to the then Minister of Agriculture and Commerce concerning the figure and work of Giovanni Battista Rizzo(Historical Appendices B, C, D).
FONTI E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI / SOURCES AND REFERENCES
1. Scheda Bio-Bibliografica, Dipartimento di Fisica-Unipi. Disponibile all’ indirizzo https://osiris.df.unipi.it/~rossi/Rizzo%20Giovan%20Battista.pdf
2. https://www.treccani.it/enciclopedia/cesare-lombroso_(Il-Contributo-italiano-alla-storia-del- Pensiero:-Diritto)/
3. https://www.primapagina.sif.it/article/1430/125-anni-fa-nasceva-la-societ-taliana-di-fisica
4. Sopra il Calcolo della Constante Solare, Bellia C., Memorie della Societa Degli Spettroscopisti Italiani, vol. 38, pp.94-106. Sopra le recenti misure della "costante solare", Torino:Carlo Clausen, Estr. da: Memorie della R. Accademia delle scienze di Torino, ser. 2., v. 48 adunanza 28 giugno 1898.

Figura 4: Capanna Osservatorio Monte Rosa 1941 "Ed. Camaschelia, Varallo".
Figure 4: Monte Rosa Observatory Hut, 1941, “Ed. Camaschelia, Varallo”.
Il medico, infatti, da sempre interessatosi alla fisiologia umana in relazione all’altitudine, vede, in Rizzo, una persona capace, ed un possibile ottimo supervisore dei lavori di costruzione di una nuova area della Capanna Osservatorio Regina Margherita. In merito allo sviluppo di questa vicenda, ritroviamo, tra le poche testimonianze storiche pervenuteci, una lettera di Giovanni Battista, risalente al mese di luglio dello stesso anno (Allegati Storici E, F). In tale missiva, indirizzata ad Angelo Mosso, egli espone alcune considerazioni sui finanziamenti per il progetto, sottolineando anche l’importanza dell’espansione degli studi anche in altri ambiti fisici:
“… Oltre la meteorologia il nuovo osservatorio offrirà un vasto campo di studio per la Fisica Terrestre, magnetismo, correnti elettriche, elettricità atmosferica, movimenti sismici …”
La nuova ala dell’edificio è stata inaugurata l’anno successivo, nel 1899 , fornendo anche una stanza riservata totalmente ai ricercatori. Gli ottimi risultati degli studi in campo meteorologico, fisico e geofisico, hanno permesso, negli anni successivi, la nascita di una competizione amichevole tra il suddetto Osservatorio Regina Margherita “fondato su roccia” (Monte Rosa, Figura 4) e l’Osservatorio Janssen “fondato su ghiaccio” (Monte Bianco) [5]. Nel frattempo, con gli incarichi straordinari di professore di fisica sperimentale e prof. di fisica terrestre, si divide, rispettivamente, tra le sedi universitarie di Perugia (1899-1904) (Allegato Storico H2) e di Messina (1903-1907) [1]. Nei primi anni del XX secolo, Giovanni Battista Rizzo sposta il suo interesse accademico nelle regioni del Sud Italia. A Messina, infatti, trova nuove opportunità lavorative: oltre al già citato periodo di insegnamento di fisica terrestre (1903-1907) si aggiunge la cattedra di fisica sperimentale (1904- 1905), divenendo poi Professore Ordinario alla fine del 1907 . Durante tutta la sua permanenza al sud egli si interessa quasi esclusivamente di tematiche geodinamiche e sismologiche. A favorire tale focalizzazione sono stati rispettivamente i terremoti di Calabria (8 settembre 1905) e Messina (28 dicembre 1908), oltre che la nomina a direttore dell’Osservatorio dell’Università di Messina (1904).
The physician, who had long been interested in human physiology in relation to altitude, regarded Rizzo as a highly capable person and a potentially excellent supervisor for the construction of a new section of the Regina Margherita Observatory Hut. Among the few surviving historical records concerning this episode is a letter written by Giovanni Battista Rizzo in July of the same year (Historical Appendices E, F). Addressed to Angelo Mosso, the letter discusses the funding required for the project and also stresses the importance of extending research beyond meteorology to other areas of physics:
“… Besides meteorology, the new observatory will offer a broad field of study for Terrestrial Physics, magnetism, electric currents, atmospheric electricity, seismic movements …”
The new wing of the building was inaugurated the following year, in 1899 , and included a room reserved entirely for researchers. The excellent results achieved in meteorological, physical and geophysical research subsequently led to a friendly rivalry between the Regina Margherita Observatory , “founded on rock” on Monte Rosa (Figure 4), and the Janssen Observatory , “founded on ice” on Mont Blanc. [5] Meanwhile, through extraordinary teaching appointments, Rizzo divided his academic activity between the University of Perugia (Historical Appendix H2), where he taught experimental physics from 1899 to 1904 , and the University of Messina , where he taught terrestrial physics from 1903 to 1907 . [1] In the early years of the twentieth century, Giovanni Battista Rizzo increasingly shifted his academic interests towards southern Italy. In Messina he found new professional opportunities: in addition to teaching terrestrial physics from 1903 to 1907, he also held the chair of experimental physics from 1904 to 1905, before becoming a Full Professor at the end of 1907 . Throughout his years in southern Italy, Rizzo focused almost exclusively on geodynamic and seismological topics. This shift was strongly influenced by the Calabria earthquake of 8 September 1905, the Messina earthquake of 28 December 1908, and his appointment as Director of the Observatory of the University of Messina in 1904 .

Figura 5: Diagramma sismologico del terremoto della Calabria registrato dall’ Osservatorio Geodinamico di Quarto Castello, Firenze. Il grafico è riportato dal medesimo Rizzo, il quale si dedicò ampiamente allo studio dell’evento.
Figure 5: Seismological diagram of the Calabria earthquake recorded by the Geodynamic Observatory of Quarto Castello, Florence. The graph was reproduced by Rizzo himself, who devoted extensive study to the event.

Figura 6: Mappa con epicentro e linee isosismiche riferite al terremoto della Calabria del 1905. Notare come l’illustre professore sia riuscito a riassumere i dati tellurici registrati in un’unica ed esaustiva rappresentazione spaziale.
Figure 6: Map showing the epicentre and isoseismal lines of the 1905 Calabria earthquake. Note how the distinguished professor succeeded in summarising the recorded telluric data in a single, comprehensive spatial representation.

Figura 7: Danni registrati al Sismografo dell’Osservatorio di Messina in seguito al Terremoto del 1908. Estratto dall’ Opera: “Sulla propagazione dei movimenti prodotti dal terremoto di Messina del 28 dicembre 1908 ”, Torino V. Bona, 1910, t.61, p.361.
Figure 7: Damage to the seismograph of the Messina Observatory following the 1908 earthquake. Extract from the work “Sulla propagazione dei movimenti prodotti dal terremoto di Messina del 28 dicembre 1908 ”, Turin, V. Bona, 1910, vol. 61, p. 361.
Negli Atti della Reale Accademia Peloritana, A.A. CLXXIX – CLXXX, VOL. XXII
– FASC. I (1907 ), di cui si presentano estratti in Figura 5 e 6, è lo stesso Rizzo a sottolineare un cambio di direzione nei propri studi:
“[…] In occasione di un altro lavoro, che riguarda particolarmente la velocità di propagazione delle onde sismiche (Memorie della R. Accademia delle Scienze di Torino, 1906), ho già detto come io sia stato indotto a fare uno studio del terremoto della Calabria nel 1905. Chiamato a dirigere un Osservatorio recentemente istituito, mercè gli sforzi concordi del Comune e della Provincia di Messina, dove le ricerche sismologiche hanno una particolare importanza, avevo l’obbligo di rivolgere la mia attenzione allo studio dei fenomeni sismici, e in particolare a questo terremoto delle Calabrie, il quale anche nella città di Messina era stato inteso come un fortissimo movimento del suolo, aveva recato non pochi danni e per molti giorni aveva tenuto la cittadinanza in grande apprensione”.
Ancora più importante, per la sua esperienza di fisico terrestre, è stato il Terremoto del 1908 , vissuto in prima persona nella città peloritana (Allegati da A2 a D2). L’Osservatorio di Messina, costruito sul colle dell’Andria e completato nel 1902 (con affidamento diretto alla Regia Università nel 1903 [6]), è guidato, dall’anno successivo in poi, dallo stesso Giovanni Battista. Durante l’anno 1908 , lui e la sua famiglia abitano in un casolare vicino all’Osservatorio stesso. Alle ore 5 del giorno 27 dicembre , il microsismografo Vicentini , acquistato dall’Università poco tempo prima, segnala “una leggera registrazione sismica”. Per tutto il resto della giornata non è stata rilevata nessun’altra variazione (ved. Allegati Storici J e K).
Giorno 28 dicembre, alle ore 5,20 minuti e 27 secondi, una scossa violenta sveglia il professore. L’urto sembra propagarsi con un movimento inizialmente perpendicolare alla direzione dello stretto e, malgrado l’Osservatorio sia costruito in cemento armato, la torre centrale cade su sé stessa, distruggendo anche il portico dell’entrata (vedere Figura 8, Allegati Storici J, C2). I sotterranei e il sismografo, sebbene riportino dei danni (Figura 7, Allegato Storico B2), registrano con precisione le principali variabili fisiche degli impulsi: l’epicentro viene stimato a una distanza di 4.6 km e le onde si sono propagate prima in direzione NNE-SSW, poi ESE-WNW, e infine (per i movimenti tellurici più disastrosi) in direzione NNE-SSW [6].
In the Proceedings of the Royal Peloritana Academy, A.A. CLXXIX – CLXXX, VOL. XXII – ISSUE I (1907 ), excerpts of which are shown in Figures 5 and 6, Rizzo himself highlights a change in the direction of his studies:
“[…] On the occasion of another work, particularly concerning the propagation velocity of seismic waves (Memoirs of the Royal Academy of Sciences of Turin, 1906), I have already explained how I was led to undertake a study of the 1905 Calabria earthquake. Having been appointed to direct a recently established Observatory, thanks to the joint efforts of the Municipality and the Province of Messina, where seismological research is of particular importance, I had the duty to turn my attention to the study of seismic phenomena, and in particular to this Calabria earthquake, which had also been felt in the city of Messina as a very strong movement of the ground, had caused considerable damage, and for many days had kept the population in a state of great apprehension. ”
Even more important for his experience as a geophysicist was the 1908 earthquake , which he personally experienced in Messina (Historical Appendices A2 to D2). The Messina Observatory, built on Andria Hill and completed in 1902 (and directly entrusted to the Royal University in 1903 [6]), was directed from the following year onwards by Giovanni Battista Rizzo himself. During 1908, he and his family lived in a small house near the Observatory. At 5:00 a.m. on 27 December , the Vicentini microseismograph , which had been purchased by the University shortly before, recorded “a slight seismic event”. No further variation was detected during the rest of the day (Historical Appendices J,K). On 28 December, at 5:20:27 a.m., a violent shock woke the professor. The impact appeared to propagate initially in a direction perpendicular to the Strait and, although the Observatory had been built in reinforced concrete, the central tower collapsed in on itself, also destroying the entrance portico (see Figure 8, Historical Appendices J, C2). The underground rooms and the seismograph, despite suffering damage (Figure 7, Historical Appendix B2), accurately recorded the main physical parameters of the impulses: the epicentre was estimated to be 4.6 km away, and the waves propagated first in a NNE – SSW direction, then ESE – WNW, and finally, for the most destructive ground motions, again in a NNE – SSW direction [6].

Figura 8: L' Osservatorio di Messina, prima e dopo il terremoto del 1908
Figure 8: The Messina Observatory before and after the 1908 earthquake.
FONTI E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI / SOURCES AND REFERENCES
5. Rifugio CAPANNA REGINA MARGHERITA- La storia dei rifugi alpini, attraverso la visione delle fotografie fornite dalle car toline d'epoca. Disponibile all’indirizzo: http://marassialp.altervista.org/foto_cartoline_d_epoca_montagna/cartoline_antiche _monte_rosa_capanna_margherita.htm
6. V. Balbi, sopra una riforma degli Osservatori Astronomici Governativi e del loro personale, Torino, Lattes, 1908
Rizzo e i suoi cari riescono a salvarsi. Presso lo stesso edificio il prof. Luigi Fenech rimane gravemente ferito e perde entrambe le figlie, mentre Giovanni Rapidà , presente all’Osservatorio dalla sua istituzione, muore insieme a moglie e figli (Allegato Storico D2). I superstiti si rifugiano in una piccola costruzione in legno al centro del giardino antistante l’edificio, originariamente destinato alle misure magnetiche e di geodesia (Allegato Storico J). Solo in un secondo tempo, contando i dati delle vittime (circa 100.000 tra quelle siciliane e calabresi ), Mercalli attribuisce al sisma il grado X della sua scala, quindi disastroso. Tuttavia, Rizzo, con la sua testimonianza diretta, permette una comprensione più approfondita della situazione: i danni maggiori non sono stati causati da un reale scuotimento eccessivo del terreno, quanto dall’organizzazione strutturale degli edifici, con piani innalzati senza i necessari controlli e con un numero eccessivo di porte e finestre tale da diminuirne la resistenza sismica (Allegato Storico B2). In un contesto urbanistico di questo genere, anche un lieve terremoto sarebbe stato un completo disastro per le due zone costiere: secondo il parere di altri sismologi dell’epoca, tra cui il prof. Omori, famoso geodeta dell’Università Imperiale di Tokyo, l’analisi di Rizzo è più che corretta e plausibile. A Giovanni Battista vanno riconosciuti, dunque, in tale occasione, i meriti di aver messo per la prima volta in discussione la Scala Mercalli, e l’intuizione di dover analizzare l’evento sismico secondo una misura energetica fisica standard, piuttosto che basarsi sui danni subiti dalle costruzioni. Solo più tardi, dal 1935 in poi, verrà sviluppata la scala Richter [7] e si parlerà, dunque, di magnitudo. Un altro valore aggiunto che ne delinea un profilo accademico esemplare è stata la sua capacità, malgrado l’immane catastrofe assistita, di mantenere i nervi saldi e proteggere tutte le informazioni raccolte e custodite all’ interno dell’Osservatorio di Messina: da un documento ufficiale, infatti, si viene a conoscenza di come lui abbia richiesto direttamente al Re una Guardia militare durante una sua breve assenza dalla città dello Stretto (Allegato B2).
Rizzo and his loved ones managed to survive. In the same building, Professor Luigi Fenech was seriously injured and lost both of his daughters, while Giovanni Rapidà , who had been at the Observatory since its foundation, died together with his wife and children (Historical Appendix D2). The survivors took refuge in a small wooden building in the centre of the garden in front of the main structure, originally intended for magnetic and geodetic measurements (Historical Appendix J). Only later, taking into account the number of victims — approximately 100,000 in Sicily and Calabria — did Mercalli assign the earthquake intensity X on his scale, therefore classifying it as disastrous. However, Rizzo, through his direct testimony, enabled a deeper understanding of the situation: the greatest damage was not caused by an exceptionally strong ground motion, but rather by the structural organisation of the buildings, with additional storeys constructed without the necessary controls and with an excessive number of doors and windows, which reduced their seismic resistance (Historical Appendix B2). In an urban context of this kind, even a relatively mild earthquake would have been a complete disaster for the two coastal areas: according to the opinion of other seismologists of the time, including Professor Omori, the renowned geodesist from the Imperial University of Tokyo, Rizzo’s analysis was more than correct and plausible. Giovanni Battista should therefore be credited, on this occasion, with having questioned the Mercalli Scale for the first time and with recognising the need to analyse seismic events according to a standard physical measure of energy, rather than relying solely on the damage suffered by buildings. Only later, from 1935 onwards, was the Richter scale [7] developed, introducing the concept of magnitude . Another important aspect that highlights his exemplary academic profile was his ability, despite the immense catastrophe he had witnessed, to remain composed and safeguard all the information collected and preserved within the Messina Observatory. An official document reveals that, during a brief absence from the city of the Strait, he personally requested the King to provide a military guard to protect the Observatory (Historical Appendix B2).

Figura 9: Documento originale (per approfondire: Allegato Storico G).

Figura 10: Pagina 8 e 9 della Relazione della Commissione Reale, nelle quali è designato Giovanni Battista Rizzo come uno dei Responsabili alla Ricostruzione (Allegato Storico H).
Figure 10: Pages 8 and 9 of the Report of the Royal Commission, in which Giovanni Battista Rizzo is designated as one of those responsible for the reconstruction (Historical Appendix H).
Figure 9: Original document (for further details, see Historical Appendix G).
Nel 1910 l’illustre professore è nominato presidente del Gabinetto di fisica terrestre , e dal 1911 al 1928 la sua carriera raggiunge l’apice divenendo Rettore della Regia Università di Messina. Durante tutto il suo mandato, l’Ateneo, raso al suolo dal nefasto evento verificatosi, viene totalmente ricostruito dalle sue fondamenta. Giovanni Battista Rizzo gioca un ruolo fondamentale nel processo di ripristino di tutte le facoltà universitarie. Ciò può essere facilmente dimostrato da un documento, già citato in precedenza (Allegato J), risalente al 1909: la “Relazione della Commissione Reale” della Regia Accademia dei Lincei (in Figura 9 e 10). In questa disamina l’ancor semplice professore Rizzo viene designato come Commissario Ufficiale addetto alla ricostruzione di Messina, insieme ad altre personalità di spicco. Nell’anno accademico 1915/1916 insegna geodesia, nel 1919/20 fisica sperimentale. Dal 1922 al 1928, oltre all’insegnamento della materia viene proclamato direttore del Gabinetto di geodesia di Messina . Con Regio Decreto dell’ 11 ottobre 1923, le Università italiane vengono suddivise in due categorie, A e B. Sulla base del decreto, l’Università di Messina, rientrante nella categoria B, riceve dallo Stato solamente un piccolo contributo economico, a fronte, invece, del totale carico delle spese per gli Istituti compresi nella categoria A. Considerato che tale contributo risulta insufficiente, il Rettore strategicamente denomina l’Ateneo “Università della Sicilia e della Calabria”, in modo che altri fondi di investimento possano arrivare dalla Camera di Commercio di Reggio Calabria e da altri comuni calabresi. Durante il 1926 sia la Sicilia che la Calabria riversano in condizioni pessime sotto il profilo zoosanitario: i medici veterinari scarseggiano e le epizoozie sono diffuse un po' in tutto il sud Italia. Messina, sia per le sua posizione geografica di interscambio tra due Regioni, sia per il ruolo cruciale assunto dalla sua Università con Rizzo, si presta, a quel tempo, come un terreno perfetto per l’introduzione della facoltà di Medicina Veterinaria. Con il Regio Decreto del 4 Novembre 1926, firmato da Vittorio Emanuele III e dall’allora Ministro dell’Economia Nazionale Belluzzo, si proclama la costruzione del Real Istituto Superiore di Medicina Veterinaria. Il Rettore, Giovanni Battista, viene nominato Commissario dell’Istituto, inaugurato ufficialmente l’ 11 gennaio 1927 [8]. Dopo il 1928 lo stimato accademico si trasferisce a Napoli, assumendo l’incarico di professore di fisica terrestre: è l’unico studioso a insegnare questa materia agli inizi degli anni ’ 30 [9]. Lo stesso Rizzo si è battuto perché non venga abbandonato l’interesse verso questa disciplina: ne sono una diretta testimonianza alcune sue pubblicazioni effettuate anche in periodi precedenti [10]. Durante il biennio 1932-1933 collabora con l’Istituto G. Treccani ed effettua la stesura di molte definizioni presenti nell’Enciclopedia Italiana di Scienze, Lettere ed Arti. I termini oggetto di analisi, riguardanti principalmente il mondo della Meteorologia, sono ancora oggi consultabili online sul sito dell’omonimo Istituto. Tra questi ritroviamo: Fulmine, Grandine, Lampo, Fuochi di Sant’Elmo e personaggi noti nel mondo delle scienze fisiche, quali ELSTER Julius (Fisico), GERLAND Georg (Etnologo e Geografo) ed EXNER Franz (Fisico) (si allega la definizione di Fulmine, direttamente estrapolata dall’edizione del 1932, Allegati Storici M, N, O, P, Q, R, S, T). Di questo periodo passato nelle città campana è stata ritrovata anche una memoria che lo colloca tra i membri della Società Astronomica Italiana (ex-degli Spettroscopisti). Il documento è conservato presso la Harvard University [11]. Tra il 1933 e il 1935 a Napoli ottiene anche la cattedra di fisica superiore, per poi terminare ufficialmente la sua carriera alla fine del 1935 [1]. Una delle sue ultime attività come professore della Regia Università di Napoli consiste nella partecipazione di una riunione della SIPS (Società Italiana per il Progresso delle Scienze) [12]. Nonostante ciò, due anni dopo, nel 1937, ritorna in attività nell’Ateneo campano come docente emerito [1]. La sua ultima pubblicazione risale al 1939. In estrema vecchiaia, dalle poche fonti disponibili (ved. n.2 Bibliografia e Allegato Z), sappiamo solo che ritorna in Piemonte, più precisamente a Niella Tanaro (CN), dove muore l’ 8 febbraio 1945 .
In 1910, the distinguished professor was appointed President of the Institute of Terrestrial Physics, and from 1911 to 1928 his career reached its peak when he became Rector of the Royal University of Messina. Throughout his term of office, the University, which had been razed to the ground by the disastrous event, was completely rebuilt from its foundations. Giovanni Battista Rizzo played a fundamental role in the restoration of all the university faculties. This can be clearly demonstrated by a document dating back to 1909, already mentioned above (Appendix J): the “Report of the Royal Commission” of the Royal Academy of the Lincei (Figures 9 and 10). In this report, Rizzo, who at the time was still a professor, was appointed Official Commissioner for the reconstruction of Messina, together with other prominent figures.
During the 1915 – 1916 academic year, he taught Geodesy, while in 1919 – 1920 he taught Experimental Physics. From 1922 to 1928, in addition to teaching the subject, he was appointed Director of the Institute of Geodesy in Messina . By Royal Decree of 11 October 1923, Italian universities were divided into two categories, A and B. Under the decree, the University of Messina, classified in Category B, received only a small financial contribution from the State, whereas the expenses of institutions included in Category A were fully covered.Since this contribution proved insufficient, the Rector strategically renamed the institution the “University of Sicily and Calabria”, so that additional funding could be obtained from the Chamber of Commerce of Reggio Calabria and from other municipalities in Calabria. In 1926, both Sicily and Calabria were experiencing extremely poor animal-health conditions: veterinary doctors were scarce and epizootic diseases were widespread throughout much of southern Italy. Messina, both because of its geographical position as a point of exchange between the two regions and because of the crucial role assumed by its University under Rizzo, was therefore particularly well suited to the establishment of a Faculty of Veterinary Medicine. By Royal Decree of 4 November 1926, signed by King Victor Emmanuel III and by the then Minister of National Economy, Belluzzo, the establishment of the Royal Higher Institute of Veterinary Medicine was decreed. Rector Giovanni Battista Rizzo was appointed Commissioner of the Institute, which was officially inaugurated on 11 January 1927 [8]. After 1928, the esteemed scholar moved to Naples, where he took up the position of Professor of Terrestrial Physics. At the beginning of the 1930s [9], he was the only scholar teaching this subject. Rizzo himself worked to ensure that interest in this discipline was not abandoned, as directly demonstrated by several of his publications, including works issued in earlier years [10]. During the years 1932 – 1933 , he collaborated with the G. Treccani Institute and contributed numerous entries to the Italian Encyclopedia of Sciences, Letters and Arts. The subjects he covered, mainly relating to meteorology, can still be consulted online on the Institute’s website. Among them are entries on Lightning Bolt, Hail, Lightning Flash and St. Elmo’s Fire , as well as entries on prominent figures in the physical sciences such as Julius Elster (physicist), Georg Gerland (ethnologist and geographer), and Franz Exner (physicist). The entry on lightning, taken directly from the 1932 edition, is included among the (Historical Appendices M, N, O, P, Q, R, S and T). A record dating from this period spent in Campania has also been found, identifying him as a member of the Italian Astronomical Society , formerly the Society of Spectroscopists. The document is preserved at Harvard University [11]. Between 1933 and 1935, in Naples, he also held the Chair of Advanced Physics, before officially ending his career at the end of 1935. One of his final activities as a professor at the Royal University of Naples was his participation in a meeting of the SIPS (Italian Society for the Advancement of Science) [12]. Nevertheless, two years later, in 1937, he resumed activity at the University of Naples as Professor Emeritus [1]. His final publication dates from 1939. In his later years, the few available sources (see Bibliography no. 2 and Appendix Z) tell us only that he returned to Piedmont, more precisely to Niella Tanaro , in the province of Cuneo, where he died on 8 February 1945 .
FONTI E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI / SOURCES AND REFERENCES
7. Charles F. Richter; An instrumental earthquake magnitude scale. Bulletin of the Seismological Society of America 1935; 25 (1): 1 – 32. doi: https://doi.org/10.1785/BSSA0250010001
8. Profilo Storico- Dipartimento di Scienze Veterinarie Disponibile all’indirizzo: https://vet.unime.it/it/dipartimento/pre sentazione/profilo-storico
9. Martin, F.F., Calcara, G. (2010). L’iniziativa del Direttorio del CNR. In: Per una storia della geofisica italiana. I blu. Springer, Milano. https://doi.org/10.1007/978-88-470-1578-4_3
10. Chistoni C., Rizzo G.B. (1909) Per l’istituzione di due nuove cattedre di Fisica Terrestre in Italia, in “Atti della Società Italiana pe r il Progresso delle Scienze”. Seconda Riunione, Tipografia Nazionale, Roma, pp. 369– 370; G.B.Rizzo (1930) I nuovi orizzonti della Geofisica
11. Memorie della Società Astronomia Italiana, Agosto 1931, Vol. 5, p.457 Disponibile all’ indirizzo: https://articles.a dsabs.harvard.edu//full/1931MmSAI...5..455./0000476.000.html
12. Il professore Giovanni Battista Rizzo ha partecipato in tutto a tre Riunioni SIPS: XII Riunione: CATANIA, 5-11 aprile 1923, Presidenti Sezioni scientifiche Classe A XIII Riunione: NAPOLI, 29 apr.-2 mag. 1924, Presidenti Sezioni scientifiche Classe A XXIV Riunione: PALERMO, 12-18 ottobre 1935 Presidenti Sezioni scientifiche Classe A, Sezione V - Geofisica e Meteorologia, della Regia Università di Napoli.
Vita personale ed importanza della sua figura per Messina e le sue istituzioni
Personal life and the importance of his figure for Messina and its institutions

Figura 11: Dettaglio Allegato Storico C2.
Figure 11: Detail from Historical Appendix C2.
Già dal primo istante in cui Giovanni Battista Rizzo nasce, nella piccola cittadina di Monastero di Vasco (CN), si ritrova ad affrontare una vera e propria lotta per la sopravvivenza: erano insorte, infatti, gravi problematiche durante il parto. A causa del reale e tangibile pericolo di morte, la levatrice, che ha seguito il travaglio, effettua al piccolo nascituro il “ Battesimo di necessità ”. Nonostante, però, le difficoltà iniziali, le condizioni di salute del piccolo Giovanni Battista rientrano precocemente, e a due giorni dalla nascita viene ufficializzato il Sacramento al cospetto del funzionario ecclesiastico e dei padrini, Giuseppe Rizzo e Teresa Forzano. Dai documenti in nostro possesso [13] (Allegato Storico U) sia il padre, Carlo Antonio , che la madre, Margherita Forzano , risultano di professione braccianti agricoli: è probabile che il contesto familiare, molto umile, abbia giocato a sfavore del giovane Rizzo, costretto a confrontarsi con possibili difficoltà economiche durante la sua vita accademica. Davvero esigue sono le informazioni che riguardano il periodo antecedente agli studi universitari. Successivamente al conseguimento del Titolo riesce, grazie al duro lavoro e alle proprie abilità a sovvertire le condizioni economiche della famiglia di origine.
Il 2 luglio 1894 convola a giuste nozze con Emma Maria Maddalena Gallo (25/01/1871), figlia di Giacomo Gallo, di professione speziale e Carmelina Gallo, benestante. Dalla felice unione dei due neosposi viene dato alla luce, nel 1895, il loro unico figlio, Carlo Giacomo Maria Rizzo.
Agli inizi del ‘ 900, la famiglia, composta da Giovanni Battista, Emma e il piccolo Carlo, si sposta a Messina per seguire la carriera accademica del promettente Rizzo. Tuttavia, i tragici eventi che colpiscono la città peloritana nel 1908 si abbattono anche su di loro ma, fortunatamente, sembra non vi siano state conseguenze fatali (Figura 11 e 12).
From the very moment Giovanni Battista Rizzo was born, in the small town of Monastero di Vasco (CN), he found himself facing a genuine struggle for survival, as serious complications arose during childbirth. Because of the real and immediate danger to his life, the midwife who assisted with the delivery administered the infant the “ Baptism of Necessity . ” Despite these initial difficulties, however, the young Giovanni Battista’s health soon improved, and two days after his birth the sacrament was officially confirmed in the presence of the ecclesiastical official and his godparents, Giuseppe Rizzo and Teresa Forzano. According to the documents in our possession [13] (Historical Appendix U), both his father, Carlo Antonio , and his mother, Margherita Forzano , were agricultural labourers. It is therefore likely that his very modest family background placed the young Rizzo at a disadvantage, forcing him to face possible financial difficulties during his academic career. Very little information is available regarding the period preceding his university studies. After obtaining his degree, however, through hard work and his own abilities, he succeeded in improving the economic circumstances of his family of origin.
On 2 July 1894, he married Emma Maria Maddalena Gallo (born 25 January 1871), daughter of Giacomo Gallo, an apothecary, and Carmelina Gallo, a woman of comfortable means. Their marriage produced their only child, Carlo Giacomo Maria Rizzo, born in 1895.At the beginning of the twentieth century, the family, consisting of Giovanni Battista, Emma and their young son Carlo, moved to Messina in order to follow the promising Rizzo’s academic career. However, the tragic events that struck the city of Messina in 1908 also affected the family, although, fortunately, they appear not to have suffered any fatal consequences (Figures 11 and 12).

Figura 12: Foto dell'Osservatorio di Messina sul colle dell'Andria nel 1909. Testimonia l'allestimento temporaneo di una cucina all'aperto. In fondo probabilmente la figura di Giovanni Battista Rizzo con la sua famiglia.
Figure 12 : Photograph of the Messina Observatory on Andria Hill in 1909. It documents the temporary arrangement of an outdoor kitchen. In the background, the figure is probably Giovanni Battista Rizzo with his family.

Figura 13. Fotografia della lastra commemorativa esposta nell'androne del Polo Centrale dell'Università degli Studi di Messina.
Figure 13. Photograph of the commemorative plaque displayed in the entrance hall of the Central Building of the University of Messina.
Da una epistola datata 6 ottobre 1922 (Figura 14), si evince che Rizzo, nonostante le consistenti distanze, mantiene i contatti con gli illustri membri appartenenti agli Atenei del settentrione. In particolare, in questa lettera si rivolge al chimico Pietro Spica Marcataio , esprimendo, anche a nome del Corpo Accademico Messinese, il cordoglio per la perdita del prof. Antonio Favaro. Il talento del chiar.mo professore trova terreno fertile anche nella città di Napoli in cui diventa Direttore dell’Istituto di Fisica Terrestre. Tra i suoi studenti spicca il nome del geofisico e sismologo Giuseppe Imbò . Quest’ultimo coglierà l’eredità del suo maestro nel 1935, quando Rizzo viene collocato a riposo. Degli anni vissuti in territorio partenopeo rimangono gli studi e una fotografia inedita, conservata presso il “Museo Galileo” di Firenze (Figura 15). Lo scatto, datato presumibilmente 1930 – 1935, ritrae Giovanni Battista in età senile, quasi al termine della propria attività lavorativa.
Egli si spegne all’età di 81 anni nel Comune di Niella Tanaro, circondario di Mondovì (Allegato Storico Z).
“Questa lastra di marmo commemorativa, testimoniante l’atteso ritorno alla vita dell’Ateneo di Messina, e ciascuna di tutte le altre qui presenti, sono state posate in tale luogo In verità nessun pilastro su queste mura potrebbe mai dire di non essere in debito nei confronti della passione e dell’impegno di GIOVANNI BATTISTA RIZZO, il quale, Magnifico Rettore dall’anno 1911 all’ anno 1928, superate difficoltà di qualsiasi tipologia, per la grande distruzione in seguito al terremoto e al maremoto dell’anno 1908, restituì alla città di Messina la totalità delle sue Scuole” (Traduzione non letterale a cura di Giuseppe Gulletta)
Il percorso accademico di Rizzo progredisce fino al raggiungimento della massima carica nel 1911. Come Rettore, l’Ateneo lo ricorda per il suo impegno nella ricostruzione della città sepolta dalle macerie. Lo zelo e la determinazione, che contraddistinguono il suo mandato, hanno successivamente ispirato la realizzazione di una stele in marmo, a postuma memoria. Tale lastra commemorativa , realizzata sotto la reggenza del Rettore Salvatore Pugliatti nel 1965 , è tutt’ora esposta nell’androne della Sede Centrale dell’Università: su di essa, le iscrizioni in latino di Antonio Mazzarino (noto filologo e latinista), celebrano l’operato di Giovanni Battista Rizzo. In Figura 13 è possibile visionare la lastra con la relativa traduzione (non letterale) dell’epitaffio.
Rizzo’s academic career progressed steadily until he attained the University’s highest office in 1911.As Rector, he is remembered by the University for his commitment to the reconstruction of the city, which had been buried beneath the rubble. The dedication and determination that distinguished his term of office later inspired the creation of a marble commemorative plaque in his memory. This memorial plaque , commissioned in 1965 during the rectorship of Salvatore Pugliatti , is still displayed today in the entrance hall of the University’s Central Building. Its Latin inscriptions, written by Antonio Mazzarino, a renowned philologist and Latin scholar, celebrate the work and achievements of Giovanni Battista Rizzo. Figure 13 shows the commemorative plaque together with a corresponding non-literal translation of the epitaph.
“This commemorative marble plaque, bearing witness to the long-awaited revival of the University of Messina, together with all the others displayed here, was placed in this location.


seismologist Giuseppe Imbò stands out. In 1935, when Rizzo retired, Imbò would carry on the legacy of his teacher. From the years spent in Naples, several studies remain, together with an unpublished photograph preserved at the Museo Galileo in Florence (Figure 15). The photograph, presumably dating from 1930 – 1935, portrays Giovanni Battista in his later years, near the end of his professional career. He died at the age of 81 in the municipality of Niella Tanaro , in the district of Mondovì (Historical Appendix Z).
Figura 15: Fotografia di Giovanni Battista Rizzo,1930-35. Fonte: Museo Galileo, Firenze.
Figure 14 . Letter dated 6 October 1922. Source: Museo Galileo, Florence.
Figure 15. Photograph of Giovanni Battista Rizzo, 1930 – 1935.Source: Museo Galileo, Florence.
FONTI E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI / SOURCES AND REFERENCES
13. Registro degli Atti di Matrimonio di Niella Tanaro,1894, Pag.61-65, Conservato da: Archivio di Stato di Cuneo.
Pubblicazioni effettuate durante il periodo torinese [14,15,16]
Publications from the Turin period [14,15,16]
1891
Le linee telluriche dello spettro solare: osservazioni fatte al Rocciamelone nel febbraio 1891 , Memorie della Società degli Spettroscopisti italiani, raccolte e pubblicate per cura del prof. P. Tacchini, Tipografia nazionale di G. Bertero, Roma.
1891
Di un notevole tipo isobarico subalpino , Torino: Carlo Clausen, estr. da: Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino, vol. 26, adunanza del 31 maggio 1891.
1891
Variazioni prodotte dal calore in alcuni spettri d'assorbimento , Torino: Carlo Clausen, estr. da: Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino, vol. 26.
1893
Osservazioni meteorologiche fatte nell'anno 1892 all'Osservatorio della R. Università di Torino , Torino: Carlo Clausen, continuazione di: Bollettino dell'Osservatorio della R. Università di Torino, estr. da: Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino.
1893
Il clima di Torino: memoria [di] G. B. Rizzo , Torino: Carlo Clausen, Pubblicazioni del Reale Osservatorio astronomico di Torino, estr. da: Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino, serie 2, t. 43.
1893
Intorno all'assorbimento della luce nel platino a diverse temperature , Torino: Carlo Clausen, estr. da: Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino, vol. 28.
1894
Osservazioni meteorologiche fatte nell'anno 1893 all'Osservatorio della R. Università di Torino , Torino: Carlo Clausen, continuazione di: Bollettino dell'Osservatorio della R. Università di Torino, estr. da: Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino.
1894
Sull'estensione della legge di Kirchhoff intorno alla relazione fra l'assorbimento e l’emissione della luce , Torino: Carlo Clausen, estr. da: Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino, vol. 29.
1894
Sulle proprietà delle linee e delle bande negli spettri d'assorbimento , Nuovo Cimento (giornale di fisica), S. 3, t. 35 (1894), pp. 132 – 136.
1896
La durata dello splendere del sole sull'orizzonte di Torino , Torino: Carlo Clausen, estr. da: Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino, vol. XXXI, adunanza del 21 giugno 1896.
1897
Ricerche spettroscopiche sull'argon , Torino: Carlo Clausen, estr. da: Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino, 1897, vol. 32.
1897
Sulla relazione fra le macchie solari e la temperatura dell'aria a Torino , Torino: Tip. lit. Camilla e Bertolero, estr. da: Annali della R. Accademia d'agricoltura di Torino, vol. 40.
1897
Sulla misura della umidità atmosferica col psicrometro a ventilatore , Pisa: Dalla Tipografia Pieraccini, ottobre 1897.
1897
Misure assolute del calore solare fatte alla capanna Regina Margherita nel Monte Rosa , estr. da: Memorie della Società degli Spettroscopisti italiani, vol. 26.
1897
Sulle emanazioni vulcaniche dell'età presente nella campagna romana: nota preliminare , Torino: Carlo Clausen, estr. da: Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino, vol. 33.
1897
Valori assoluti e variazioni secolari degli elementi del magnetismo terrestre a Torino , Torino: Carlo Clausen, estr. da: Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino, vol. 32.
1897
Nuove misure del calore solare , Roma: Tip. naz. di G. Bertero, estr. da: Memorie della Società degli Spettroscopisti italiani, vol. 26.
1898
Misure attinometriche del calore solare eseguite sulle Alpi , estr. da: Nuovo Cimento, serie 4, vol. 7, febbraio 1898.
1898
Sopra le recenti misure della “costante solare” , Torino: Carlo Clausen, estr. da: Memorie della R. Accademia delle Scienze di Torino, serie 2, vol. 48, adunanza del 28 giugno 1898.
1899
Una vantaggiosa disposizione sperimentale per lo studio degli spettri di diffrazione dei reticoli concavi , Torino: Carlo Clausen.
Pubblicazioni effettuate durante il periodo messinese [15,16,17]
Publications from the Messina period [15,16,17]
1903
Osservazioni meteorologiche eseguite nella Baia di Teplitz, calcolate dal prof. Giovanni Battista Rizzo , Milano: Ulrico Hoepli, 1903, Editore-libraio della Real Casa, estratto dall’opera Osservazioni Scientifiche eseguite durante la Spedizione polare di S.A.R. Luigi Amedeo di Savoia Duca degli Abruzzi 1899 – 1900 .
1906
Sopra le perturbazioni magnetiche dovute al terremoto della Calabria dell’ 8 settembre 1905 , S.l., Baltimore: The John Hopkins Press, estr. da: Terrestrial Magnetism and Atmospheric Electricity , vol. 11, n. 3 (1906).
1906
Sulla velocità di propagazione delle onde sismiche nel terremoto della Calabria del giorno 8 settembre 1905 , Torino: Carlo Clausen, estr. da: Memorie della Reale Accademia delle Scienze di Torino , ser. 2, t. 57.
1906
Sopra il calcolo della profondità degli ipocentri nei movimenti sismici , Torino: Carlo Clausen, estr. da: Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino , vol. 41.
1907
Sulla propagazione dei terremoti: saggio di interpretazioni dei diagrammi sismici , Torino: Carlo Clausen.
1907
Contributo allo studio del terremoto della Calabria del giorno 8 settembre 1905 , Messina: Tip. D’Amico, estr. da: Atti della R. Accademia Peloritana , vol. 22, fasc. 1.
1908
Intorno al posto della fisica terrestre fra le altre scienze , Torino: Tip. G.U. Cassone, estr. da: Rivista di astronomia e scienze affini .
1908
Nuovo Contributo allo Studio della propagazione dei movimenti sismici (approvata nell’Adunanza del 24 maggio 1908), Memorie della Reale Accademia delle Scienze di Torino , (1909), 2ª s., t. 59, pp. 375 – 419.
1908
Relazione sul terremoto di Messina e della Calabria nel 28 dicembre 1908 , contenuta nella Relazione della Commissione Reale incaricata di designare le zone più adatte per la ricostruzione degli abitati colpiti dal terremoto del 28 dicembre 1908 o da altri precedenti , Roma: Tipografia della R. Accademia dei Lincei, 1909.
1909
Per l’istituzione di due nuove cattedre di fisica terrestre in Italia , Chistoni C., Rizzo G.B.
1910
Sulla propagazione dei movimenti prodotti dal terremoto di Messina del 28 dicebre 1908 , Torino: V. Bona, 1910, estr. da: Memorie della R. Accademia delle Scienze di Torino , ser. 2, t. 61.
1911
La fisica terrestre e l’Osservatorio di Messina , Bologna: Coop. tip. Azzoguidi, estr. da: Università italiana , a. 10, nn. 12 – 13.
1911
L’ordinamento della facoltà di scienze nelle Università italiane , Roma: Tip. dell’Unione editrice, estr. da: Rivista d’Italia .
Pubblicazioni effettuate durante il periodo napoletano [15,16]
Publications from the Naples period [15,16]
1930
I nuovi orizzonti della Geofisica , in Atti della Società Italiana per il Progresso delle Scienze , Tipografia Nazionale, Roma, vol. XI, pp. 5 – 24.
1932 – 1933
Definizioni nell’ Enciclopedia Italiana di Scienze, Lettere ed Arti , G. Treccani (Allegati Storici M, N, O, P, Q, R, S, T): Fulmine ; Grandine ; Lampo ; Fuochi di Sant’Elmo ; ELSTER Julius (Fisico); GERLAND Georg (Etnologo e Geografo); EXNER Franz (Fisico).
1939
L’attività solare e le vicende atmosferiche , Rivista di meteorologia , vol. 1, fasc. 2 – 4 (1939), pp. 97 – 116.
FONTI E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI / SOURCES AND REFERENCES
14. Archivio storico- Accademia dei Georgofili. Disponibile all’indirizzo: https://www.georgofili.it/biblioteca/ricerca?str 1=Rizzo,%20Giovanni%20Battista&str2=&c1=Autore &c2=Autore&o=and
15. Linked Open Data del Coordinamento Biblioteche Speciali e Specialistiche di Torino (CoBiS). Disponibile all’indirizzo: https://dati. cobis.to.it/agent/95a5yja38danym219hb5yc1m6grked8
16. Banca Dati- Museo Galileo di Firenze. Disponibile all’indirizzo: https://opac.museogalileo.it/imss/search?h=def&s=25&q= *:*&f=authority_group_names:4426&labe l=%22Rizzo%20Giovanni%20Battista%20n%201863%22
17. OPAC SBN, Catalogo del Servizio Bibliotecario Nazionale. Disponibile all’indirizzo: https://manus -stg.iccu.sbn.it/web/opacsbn/risultati-ricerca-avanzata/-/opacadv/index/11/ITICCUGEA0149686?item%3A5460%3AComprende_del_record=TO00210423
Allegati storici
Historical Appendices
A

B

C
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G

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I

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Allegati storici
Historical Appendices
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Allegati storici
Historical Appendices
A2

B2
C2


D2

E2

F2

G2

H2
